Nel Centro rimpatri di Gradisca 13 immigrati, ma saliranno a 66

Oltre che dalla regione arrivano da Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Veneto Sono in attesa di espulsione perché non in regola o gravati da precedenti penali
Bumbaca Gorizia 17_12_2019 Gradisca presidio anarchici contro CPR © Foto Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 17_12_2019 Gradisca presidio anarchici contro CPR © Foto Pierluigi Bumbaca



Nella serata di ieri sono diventati 13 gli “inquilini” del nuovo Cpr, il centro di permanenza temporanea diventato definitivamente operativo a Gradisca d’Isonzo. La struttura di detenzione amministrativa destinata a migranti irregolari in attesa di espulsione o rimpatrio (vuoi perché con i documenti non in regola o perché provenienti dal circuito carcerario a causa di precedenti penali) continua dunque a popolarsi. Potrà al momento raggiungere al massimo le 66 presenze, data l’inagibilità della “zona blu” che a febbraio porterà la capienza ai 150 posti certificati.

Dopo le 5 persone trasferite lunedì, altre 8 si sono dunque aggiunte nelle ultime ore: provenienti, a quanto si apprende, da tutto il Nord e Centro Italia. Secondo la Prefettura, gli ultimi “ospiti” dell’ex caserma Polonio provengono da Liguria, Lombardia, Emilia Romagna oltre che da Veneto e Friuli Venezia Giulia. Quello della cittadina isontina, del resto, è uno dei due soli Cpr di tutto il Settentrione, assieme a quello – dall’atmosfera turbolenta in queste ore – di corso Brunelleschi a Torino. E Gradisca, come ormai noto, è l’unica località del Nord Italia a vedere abbinato al “carcere per migranti” anche un Cara per richiedenti asilo. All’operatività del Cpr plaude il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga: «Il Centro di permanenza per il rimpatrio è un luogo che assicura la sicurezza del territorio, dato che si tratta di un sito controllato dalle forze dell’ordine. Già prima dell’apertura del Cpr – dice – è iniziata una riduzione del numero di ospiti del vicino Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Penso che, in prospettiva e gradualmente, le due strutture debbano essere unite per ottenere l’eliminazione del Cara».

Prospettiva che da un lato è gradita al sindaco della Fortezza, Linda Tomasinsig, che – contraria al Cpr – da tempo invoca anche il superamento del vicino centro di accoglienza a beneficio di formule “diffuse” sul territorio. Ma dall’altro la preoccupa: «Vogliamo comprendere se al Cpr possano finire anche i richiedenti asilo: sarebbe qualcosa di altamente preoccupante» aveva affermato già in tempi non sospetti. Il tutto mentre le forze dell’ordine sono in prima linea al momento senza i sospirati rinforzi, e mentre il prefetto di Gorizia – ne riferiamo anche a parte – ieri si riuniva con l’Azienda sanitaria per stabilire le modalità di accesso e accompagnamento dei reclusi del Cpr ai servizi sanitari del territorio: «Sono a tutti gli effetti dei detenuti, alcuni potrebbero presentare delle patologie che richiedono assistenza al di fuori del presidio medico garantito dall’ente gestore all’interno della struttura» spiega il prefetto. Ieri, intanto, decine di attivisti della rete No Cpr-No Frontiere si sono pacificamente alternati per tutta la giornata in un presidio di protesta di fronte all’ex caserma, sorvegliati a vista dalle forze dell’ordine. Nel weekend potrebbe esservene un secondo. «Giusto essere presenti per manifestare solidarietà alle persone trattenute in questo campo di internamento per persone senza documenti – il senso della protesta –. Fili spinati, videosorveglianza, muri che vogliono essere invalicabili, luci, una fitta copertura di reti: è un luogo brutale, in cui i diritti delle persone vengono sospesi. E che ci fa dichiarare la nostra solidarietà a chiunque tenterà la fuga». —



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