NORD CHE CRESCE SUD CHE CROLLA

Sempre più l'Italia diventa dualistica, divisa in due. La classifica dei redditi dichiarati al fisco nelle regioni e nelle provincie italiane, pubblicata l'altro ieri, mostra il quadro di una spaccatura tra Nord e Sud come non si vedeva da forse quarant'anni. Partendo da Nord fino al Lazio a Ovest, e Marche a Est, i redditi dichiarati appaiono in crescita dal 1999 ad oggi, da uno 0,5% delle Marche fino all'11% in Val d'Aosta. Da Abruzzi, Molise e Campania in giù è una Caporetto. Si va da -2 a -14% di calo nello stesso periodo. Ma la differenza va, forse, attenuata sotto tre aspetti. A redditi nominali più alti nelle regioni e nelle province del Centro-Nord corrispondono anche livelli di prezzi più alti; più il reddito della provincia è alto, più i prezzi sono proibitivi, come a Milano e Bologna. Siccome si tratta di redditi nominali dichiarati, bisogna tener conto anche dell'evasione. A politiche fiscali di maggiore severità, sono seguiti, in passato, immediati e consistenti recuperi. L'ipotesi che ciò sia vero più al Nord che al Sud è plausibile. Va aggiunto il peso del sommerso, che in media nazionale è ben oltre il 20%, e si distribuisce in modo crescente scendendo lo stivale. Ma, per quanto attenuata la differenza permane ed è preoccupante. Al Nord, meglio non tener conto dei livelli di Val d'Aosta e Trentino Alto Adige, associati a condizioni troppo particolari.


Restano tre blocchi: Lombardia, Emilia e Liguria è il gruppo di testa con crescita dal 6 a oltre il 7% dal 1999 a oggi; seguono Piemonte e Toscana, intorno al 5%, e Friuli Venezia Giulia e Veneto, nell'ordine, oltre il 3%. Da cui si può ragionevolmente dedurre una sottostima dovuta ad evasione o elusione. Infatti, in media nazionale, il Pil è cresciuto di circa l'1% dal 1999 a oggi. Come mai allora, nello stesso periodo, i redditi dichiarati son cresciuti di meno nelle regioni più ricche, e incomparabilmente meno in media nazionale? Per quanto riguarda le province, Trieste ha un'ottima performance collocandosi all'undicesimo posto con più del 7% di crescita del reddito dichiarato nel periodo. Risultato che lusinga, ma anche stupisce. Prendendo, infatti, ad esempio Milano, prima provincia per crescita del reddito, se ne capiscono le fonti: finanza e servizi nel comune e media impresa e agricoltura in provincia. Ma a Trieste, l'industria non ha grande peso, il porto ha ripreso solo nell'ultimo anno, le esportazioni sono cresciute molto solo nel 2006. Si può pensare, quindi, o a una crescita di redditi del commercio, o di redditi per ricchezza finanziaria, cioè accumulata in passato.


Un discorso a parte meriterebbero alcuni comuni del Nord-Est, con redditi alti, o molto alti, e con tassi di crescita o medi o decisamente bassi. Udine, Padova e Verona, hanno redditi ai livelli massimi nazionali, e crescita al livello medio del Nord-Est, che è al terzo posto nei gruppi di regioni. Oppure, Pordenone e Treviso hanno redditi ugualmente alti, e tassi di crescita molto inferiori. Esempi non confortanti di un'Italia arrivata molto in alto, a livelli europei, per ricchezza e benessere, ma che non trova la spinta per continuare. Mentre, nel frattempo, un'altra parte sta affondando. Il problema con la crescita economica è che cresce davvero chi crescerà, non chi è cresciuto prima. I livelli raggiunti possono essere di per sé soddisfacenti, ma quello che conta è essere capaci di aumentarli, più degli altri. Perché è nella logica della concorrenza che chi si ferma è perduto.

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