Patto a tre per l’Adriatico pulito: nasce all’Ince il Modello Trieste

TRIESTE Si può parlare, di buon grado, di “Modello Trieste” per descrivere lo spirito di collaborazione - a tutela del mare tra i paesi dell’Alto Adriatico - all’indomani della conferenza stampa finale del progetto Namirs al termine dei due anni di lavoro coordinato di Italia, Slovenia e Croazia culminati nell’esercitazione congiunta nel golfo di Trieste dello scorso 23 novembre.
Namirs, il progetto cofinanziato dall’Unione Europea e sigla inglese che sta per “sistema di reazione agli incidenti marittimi nel Nord Adriatico”, ha coinvolto infatti - sotto la regia dell’Ince - complessivamente sette realtà, operanti nel mondo della ricerca in Italia e nei due paesi limitrofi, portando a conclusioni preziose per la futura salvaguardia ambientale dell’Adriatico, in particolare, in caso di sversamenti in mare di idrocarburi, come ha precisato proprio ieri lo stesso segretario dell’Ince Roberto Antonione.
«Se oggi guardiamo con soddisfazione a questo progetto, gran parte del merito va ai nostri Vigili del fuoco, che furono i primi promotori di una collaborazione sovranazionale – ha esordito Antonione – ma adesso non va perso di vista il punto centrale della questione: questo progetto va tradotto ora in un accordo ufficiale tra gli stati, com’è stato fatto nel Tirreno con Francia e Principato di Monaco, altrimenti tutti questi sforzi rischiano di diventare inutili».
Considerazioni condivise, nell’occasione, da Vinko Bandelj, referente dell’Ogs per il progetto, che ha voluto anche sottolineare come siano stati «due anni segnati da una collaborazione intensa e di livello elevato, le cui conclusioni non devono restare su carta», e da Luciano Del Prete, direttore Fvg della Guardia costiera, che ha parlato di un’«attuazione nel concreto necessaria per non vanificare il profondo spirito di collaborazione che ha segnato il progetto».
Dal fronte delle istituzioni italiane – presenti anche i sindaci di Monfalcone e Muggia Anna Maria Cisint e Paolo Polidori, concordi nel ribadire «l’importanza della prevenzione e della cooperazione per salvaguardare un bene prezioso come il nostro mare, intervenendo tempestivamente in caso di eventi catastrofici» – l’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro ha evocato l’istituzione di una «collaborazione permanente per la salvaguardia dell’Adriatico e delle sue risorse, coinvolgendo nel tempo anche gli altri stati che si affacciano sul nostro mare come Montenegro, Albania e Grecia».
Lotta agli idrocarburi ma non solo, come ha tenuto a precisare il croato Vedran Martinic, direttore dell’Atrac. «Namirs è un progetto fondamentale per tracciare il percorso ma ci dimostra che c’è ancora molto da fare per prevenire i potenziali incidenti ambientali derivanti anche da tutte le altre sostanze nocive trasportate dalle navi portacontainer», ha dichiarato Martinic nell’ambito di tale incontro transfrontaliero, che ha registrato anche gli interventi del suo connazionale Damian Dundovic, funzionario del ministero croato del Mare, e degli sloveni Peter Vidmar (Università di Lubiana), Rok Kamenšek (Protezione civile slovena) e Mitja Bricelj (coordinatore Eusair Tsg3 del ministero sloveno dall’Ambiente)
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