Phone center e negozi etnici via dal centro Ok della Regione
Praticamente è fatta. L’atto 284 del 16 novembre 2016, per tutti la delibera «numero uno» del governo Cisint e la prima di questo tipo in Fvg, ha incassato – salvo qualche piccolo rilievo sulla perimetrazione, che ha portato all’esclusione della zona della stazione, ma anche la conferma sull’inclusione del quartiere storico di Panzano – il placet della Regione, con cui il confronto si trascinava ormai da un anno e mezzo. Seguirà la firma dell’intesa con la Soprintendenza (stando agli addetti ai lavori non ci saranno sorprese) e il passaggio in Consiglio comunale per l’approvazione, ma la maggioranza non scricchiola e rovesciamenti rientrano nella fantapolitica.
Morale della favola: i nuovi negozi etnici nella red zone di via Sant’Ambrogio, dove la tutela è massima, e nella cosiddetta fascia 2, che sommariamente coincide con la zona A del Piano regolatore, più alcune arterie con almeno 70 anni di storia, diventano “fuori legge”. Primeggia, su tutti, lo stop a nuovi money transfer e phone center, banditi delle aree reputate di maggior pregio archeologico, storico, artistico e paesaggistico della città, ma non solo. Siccome non si può intervenire sull’esistente, la giunta – cui la possibilità di reperire in qualsiasi momento il pangasio congelato, la carne sotto vuoto o l’alcol rappresenta un andazzo sgradito – intende agire con il freno dell’orario. Sicché i money change, per esempio, dovranno spegner l’insegna alle 17, come spiegato alla conferenza stampa di ieri, mentre gli altri esercizi commerciali alle 22, con inizio alle 7. Il sindaco Anna Cisint avrebbe preferito le 20.30, ma ha ceduto alle istanze Ascom. «Intendiamo valorizzare ciò che c’è – ha detto, accompagnata dal consigliere regionale Giuseppe Nicoli –, non vogliamo sia svilito con certe realtà che puzzano e portano topi...». L’operazione ricalca i provvedimenti salva-centro a Firenze e Padova per arginare il boom dei minimarket, presenti soprattutto in via Sant’Ambrogio, diventata zona rossa. La fascia 2, dove si allungano i medesimi divieti di esercizi e orari, comprende invece il viale, il corso, la zona pedonale a Y di via Battisti, la prima parte di via Duca d’Aosta, via Roma, Oberdan, 9 giugno e San Francesco.
Nel dettaglio le attività che non si potranno più insediare sono: money change, phone center, internet point, money transfert (eccetto banche e società di intermediazione immobiliare); sale giochi e centri scommesse; locali di pubblico spettacolo (disco, sala da ballo e night club); centri massaggio (quando non si tratta di attività estetica o fisioterapica); vendita al dettaglio o somministrazione con apparecchi automatici di alimentari. Lunga pure la lista delle categorie mercelogiche messe al bando: dagli articoli erotici alle carni e pesci crudi e congelati, pur in forma non prevalente (esclusa la somministrazione).
Il passo successivo alla zonizzazione, come rimarcato da Nicoli, sarà «la modifica del corrispondente piano di settore, cioè quello del Commercio». Il forzista ha sottolineato l’importanza della valorizzazione di esercizi commerciali e artigianali «quali espressioni dell’identità culturale collettiva» e della limitazione nel perimetro individuato di «attività che possono essere qualche volta di danno all’immagine e alla fruibilità del territorio». A margine della conferenza, l’amministrazione ha annunciato l’invio della richiesta di 2 milioni per il rifacimento di piazza della Repubblica e la domanda, invece da parte di privati, per un totale di 220 mila sui complessivi 450 mila messi a bando per la riqualificazione di edifici in centro. Le istanze dal Gelso e l’ex enopub Sant’Ambrogio. –
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