PIÙ CANTIERI, MENO PAROLE

Non chiediamo molto, di fronte all'ennesima strage sulla Venezia-Trieste. Soltanto un decreto-legge di un unico articolo: sono proibite le dichiarazioni, di qualsiasi colore politico. Almeno per una questione di pubblica decenza. Della terza corsia sull'A4 si è cianciato a vuoto per quasi mezzo secolo, fin dai tempi della progettazione; la si mette in cantiere soltanto adesso, e non l'avremo (appena in un tratto) che nel 2013: per il resto, c'è un pezzo non ancora progettato.


Non è progettato perché si continua a discutere dove costruire i binari dell'alta velocità. La soluzione del commissario con poteri straordinari è stata respinta un anno fa dall'allora ministro Di Pietro; adesso tutti sono d'accordo, ma per firmare la nomina ci vogliono settimane, e ancora non ci siamo. L'introduzione del bollino per gli automezzi come in Austria, che eviterebbe le code in ingresso ed uscita, è bloccata perché se no protestano i casellanti che perderebbero il posto; e i più ottimisti spiegano che occorreranno almeno cinque anni (!) per risolvere la questione. Ci sono voluti tempi biblici perfino per decidere di sostituire con il moderno new jersey l'antiquato guard-rail, la cui presenza ha verosimilmente aggravato il tragico incidente di venerdì: i lavori sono stati appena assegnati, e per eseguirli servirà comunque un intero anno. E ancora parlano?! Dicono che è colpa del colossale aumento di traffico dall'est Europa, ed è vero: oggi sull'A4 passano 115mila veicoli al giorno, e uno su quattro è un Tir. Ma tra pochi mesi saranno trascorsi vent'anni, non venti mesi, dalla caduta del muro di Berlino: quale anniversario dovremo aspettare per svegliarci?


Dicono che è colpa dei camionisti, ed è vero: quasi due incidenti su tre vedono coinvolto un mezzo pesante. Ma perché non aggiungere che gli autotrasportatori italiani hanno accettato (o subìto, non importa) di stare dentro le 90 ore di guida per due settimane, mentre i loro colleghi stranieri inseriscono la "scatola nera" solo al confine di Stato, così non figurano le ore fatte in precedenza? E perché piazzole di sosta e aree di servizio sulla rete autostradale sono manifestamente insufficienti (come ha toccato con mano qualche settimana fa Innocenzo Cipolletta viaggiando sull'Autobrennero), così che per molti camionisti non è materialmente possibile fermarsi per il necessario riposo? Dicono che si potrebbe estendere il blocco dei Tir al venerdì, almeno d'estate. Ma era un giovedì, quel 13 marzo 2003 in cui a pochi chilometri dalla strage dell'altro ieri cinque autotreni si tamponarono, causando 13 morti e 85 feriti, e distruggendo 250 veicoli. Ed era un martedì, quel 13 luglio 2004 in cui, proprio mentre per quell'incidente veniva condannato un camionista della Repubblica Ceca, sul raccordo tra A27 e A4 un Tir finì addosso a un'auto provocando 5 vittime. Ed era ancora un martedì, il 3 giugno scorso, quando sempre sull'A4, fra Trieste e Venezia, si è creato un inferno di decine di chilometri.


Basta con le parole. E' stato fatto molto, e meritoriamente, quando sono stati riavviati i cantieri rimasti colpevolmente bloccati dalla miope strategia del non fare ad oltranza: grazie alla quale, come documenta la Cgia di Mestre, oggi il Veneto ha una rete ferroviaria inferiore a quella della Sicilia, gli stessi chilometri autostradali della Campania, e meno della metà della rete di strade statali della Puglia. Ma ora è indispensabile, urgente, vitale, che istituzioni e concessionari si siedano attorno a un tavolo per varare un piano con cui affrontare un'emergenza quotidiana destinata a protrarsi per gli anni a venire: quando in attesa dell'ultimazione dei cantieri ci saranno disagi continui per restringimenti di carreggiata, mezzi in manovra, cavalcavia da abbattere e ricostruire. Il tutto mentre i volumi di traffico continueranno a salire: solo negli ultimi quattro anni, i mezzi pesanti sull'A4 sono aumentati del 125 per cento. E non solo lì: più a sud, sempre l'altro ieri, dopo l'ennesima vittima, i sindaci in persona con tanto di fascia tricolore hanno bloccato per qualche minuto a Valli la Romea, la strada più pericolosa d'Italia, su cui continuano a restare aperti soltanto cantieri di parole. Ne abbiamo abbastanza, davvero: un po' di silenzio, per favore. Almeno per rispetto dei morti.

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