Praga in piazza contro il governo: «Serve una giustizia indipendente»

BELGRADO Sono scesi in piazza in 10 mila a Praga, in 4 mila a Brno e ancora in migliaia in 105 città della Repubblica ceca per protestare contro la nomina a nuovo ministro della Giustizia di Marie Beneš che ha già prestato giuramento. I manifestanti temono che Beneš, in strettissimi legami con il presidente della Repubblica Miloš Zeman e con il premier Andrej Babiš, possa cercare di risolvere i grossi problemi con la giustizia che ha proprio il primo ministro accusato di corruzione per aver utilizzato nel 2007 due milioni di fondi europei per costruirsi una lussuosa villa alle porte di Praga. E pensare che Babiš è il secondo uomo più ricco della Cechia.
I manifestanti, che in pratica hanno usato il modello serbo per organizzare la protesta, quel modello serbo che da novembre dello scorso anno raduna ogni sabato nelle piazze del Paese migliaia di avversari del presidente della Repubblica Aleksandar Vučić e del suo esecutivo, recavano striscioni con su scritto «Giustizia indipendente», «Vogliamo un governo onesto» e «Non siamo cechi».
Il precedente guardasigilli Jan Knežinek ha rassegnato le dimissioni in aprile dopo che la polizia ha chiesto il rinvio a giudizio del premier per corruzione. Beneš è, come detto, una fedelissima di Babiš e del presidente Zeman che l’ha avuta come procuratore generale nel 1999 quando era primo ministro e nel 2013 ricoprì già la carica di ministro della Giustizia. Babiš si è difeso sostenendo che il cambio al vertice della giustizia è solo il primo di una fase di rinnovo delle cariche nell’esecutivo e che Knežinek ricopriva la carica ad interim.
Il premier sull’affare fondi europei si dice innocente e sostiene che nessuno avrebbe mai tirato fuori nulla se lui non fosse stato impegnato in politica. Sta di fatto che su di lui sta indagando anche l’Ufficio europeo contro le truffe (Olaf). Secondo Detusche Welle, Babiš avrebbe venduto la villa a un’azienda qualificata ad attingere ai fondi europei per poi rivendere però la stessa proprietà alla holding Agrofest controllata dallo stesso Babiš.
La crisi della giustizia sta lacerando del resto il tessuto politico e sociale di diversi Paesi dell’Europa Sudorientale. È il caso anche della Romania, dove a Laura Codrata Kovesi, magistrato di spicco nella lotta alla corruzione e al crimine organizzato non viene permesso di diventare procuratore generale della Corte europea, mentre il suo mentore, il procuratore generale Augustin Lazar, il giudice che ha rinviato a giudizio gli ex capi della rivolta rumena contro Ceausescu per abuso di violenza che avrebbe provocato morti inutili nel dicembre del 1989, viene, subito dopo questo atto, accusato di essere stato procuratore in diversi comitati sulla libertà vigilata nell’era comunista, rifiutando il rilascio di diversi prigionieri politici dalla prigione di Aiud, uno dei più duri centri di detenzione dell’epoca comunista.
Lazar nega tutto ma si dimette. Chi ha vinto?
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