Pranzo condito di umanità Natale alla mensa dei poveri

Il servizio per chi è in difficoltà non si ferma nemmeno in occasione delle festività Media di 50 utenti al giorno. Storie di disoccupati ma anche di tanta solitudine
Bumbaca Gorizia 25.12.2019 Mensa Cappuccini © Foto Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 25.12.2019 Mensa Cappuccini © Foto Pierluigi Bumbaca



L’orario è sempre quello. Immutabile, dalla notte dei tempi. Alle 11.30 apre i battenti , ogni giorno, la mensa dei poveri gestita dai frati Cappuccini grazie all’aiuto (fondamentale) di un grande numero di volontari. E anche a Natale, puntuale, si è aperta quella porta per dare un pasto ma soprattutto tanto calore e umanità a una trentina di persone.

«Oggi, ce ne sono di meno. Forse, per le festività, hanno trovato una soluzione diversa. Mediamente siamo attorno ai 45/50 utenti al giorno. Molti di più rispetto a qualche anno fa (erano una ventina), molti di meno se confrontati con lo scorso anno quando raggiungemmo picchi di 120 bisognosi, soprattutto per i flussi importanti di richiedenti asilo», spiegano i Cappuccini.

Un servizio insostituibile, silenzioso, il loro. Anche perché i frati forniscono il pasto a tutti, indistintamente: non chiedono nulla, niente Isee o tessere che accertino le difficoltà. «Un piatto caldo non lo si nega a nessuno», rimarcano.

A Natale, è stato servito un menù speciale che contemplava anche la differenza di religione e proponeva piatti che non contrastassero con il proprio Credo. E allora un piatto di pastasciutta al ragù di manzo, spezzatino di guanciale di maiale con polenta o cosce di pollo al forno con patatine, oltre a una fetta di panettone farcito alla crema, frutta e un gingerino come aperitivo.

«Di solito, non vengo qui. Oggi sono venuto perché, altrimenti, sarei rimasto solo. Ho qualche amico, passeremo un Natale assieme», la testimonianza di un uomo sulla settantina. Ci sono anche uomini attorno ai 40 anni, rimasti senza lavoro, separati, con figli a carico. «È durissima. Mai avrei voluto farmi vedere qui. Ma non ho alternative. Questa è la mia seconda famiglia», la confidenza di un altro utente in fila. La maggioranza è silenziosa, non vuole parlare, forse perché pudore e dignità strozzano ogni parola, ogni commento.

La maggior parte degli utenti sono goriziani, nonostante si sia verificata una crescita di presenze straniera. Anche i Cappuccini evidenziano quella che è una tendenza generale già evidenziata nel passato più o meno recente dalla Caritas diocesana e dalla Croce rossa. Ci si aspetterebbe, infatti, che i maggiori utenti siano stranieri ed extracomunitari: invece, la gran parte delle persone che si accomodano alla mensa dei poveri sono italiane, goriziane nella fattispecie. Sì, i “nuovi poveri” sono in crescita decisa. Anche a Gorizia. A confermarlo, sempre più spesso, il Comune nei periodici bilanci dedicati all’intensa attività sociale.

A Natale, alla mensa dei poveri, hanno fatto visita anche il sindaco Rodolfo Ziberna accompagnato da Silvana Romano. «Lavorano in silenzio. Non chiedono mai nulla in cambio». Le parole dell’assessore comunale al Welfare ben descrivono l’attività dei frati e l’importanza inestimabile della mensa dei poveri. «Per questo, oggi, abbiamo voluto essere qua, accanto a tante persone in difficoltà». —



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