Precariato e delocalizzazione Il caso Flex approda al Mise

Fiom, Fim e Uilm e Usb  chiederanno un nuovo accordo  essendo scaduto quello  del 2015. In primo piano le produzioni in Romania

Verità sulla Flex, lo stabilimento della multinazionale Flextronics che produce accessori elettronici in zona industriale. Oggi alle 15 al ministero dello Sviluppo economico, con il coordinamento di Giorgio Sorial, i sindacati nazionali e territoriali Fiom, Fim, Uilm chiameranno banco: basta con le indecisioni sui nuovi prodotti, basta con la carente politica commerciale, basta lavorare con un solo cliente (Nokia), basta con le delocalizzazioni che in quattro anni hanno spostato quote di lavoro in Messico e in Romania.

Gli ultimi due articoli S2AD00 e 500G sono stati trasferiti a Timisoara e rischiano - secondo i calcoli dei sindacati - di costare a Flex fino a un centinaio di esuberi, perché questi traslochi non sono stati reintegrati con nuovi prodotti.

Per i sindacati la Flex è un test importante, in quanto è tra le “top five” dell’industria triestina con quasi 600 addetti, un centinaio dei quali in “staff leasing”. Triplice e Usb mirano a rinnovare l’accordo (scaduto) risalente al 2015, quando Flextronics subentrò ad Alcatel Lucent. Chiedono uno stabilimento più dinamico nell’acquisizione di clienti e più innovativo nella gamma di prodotto. I sindacati riferiscono che di recente il vertice dell’azienda avrebbe incontrato esponenti della giunta regionale, per informarli sull’andamento della fabbrica.

Va ricordato che martedì 15 ottobre, in Consiglio regionale, gli assessori Bini e Rosolen avevano ascoltato azienda e sindacati. In quell’occasione - rammentavano i sindacalisti - l’azienda aveva garantito la tenuta dei volumi produttivi, ma due settimane più tardi aveva disposto la delocalizzazione in Romania. —

Magr

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