Lunedì il presidio ai cancelli della StarTech: c’è la promessa sulle paghe

Il Ceo Novica Mrdovic-Vianello ha assicurato che tutti i 320 dipendenti si vedranno accreditati gli stipendi, ma è l’ennesima promessa, e dopo tre impegni disattesi ora sindacati e lavoratori stentano a credere alle sue parole

Valeria Pace
La sede della Startech
La sede della Startech

 

Lunedì 11 maggio è un giorno chiave per i 320 lavoratori di StarTech, la storica azienda di componentistica elettronica di strada al Monte d’Oro a Trieste, da due settimane senza stipendi: le paghe di aprile non sono mai arrivate.

Il Ceo Novica Mrdovic-Vianello ha assicurato che lunedì tutti i dipendenti si vedranno accreditati gli stipendi, ma è l’ennesima promessa, e dopo tre impegni disattesi ora sindacati e lavoratori stentano a credere alle sue parole. Così è anche il giorno in cui ci sarà la prima mobilitazione pubblica organizzata dai sindacati, con un presidio ai cancelli della fabbrica seguito da una conferenza stampa.

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Il corteo del primo maggio. Foto Bruni

Scoramento e disillusione sono i sentimenti che caratterizzano la vigilia. La Rsu di fabbrica intanto sprona i lavoratori a tenere il fronte compatto nonostante «la disperazione e la rabbia che sento tra i reparti e negli uffici». «Nessuno dovrebbe trovarsi a lavorare senza la certezza di poter fare la spesa o pagare il mutuo. Tuttavia, è proprio in questo momento che la nostra forza deve emergere», ha scritto ai colleghi Dino Vardabasso, Rsu Uilm, chiedendo una presenza massiccia al presidio. Questo sarà il primo atto di protesta vero e proprio. Prima le sigle si sono limitate a rendere pubblica la situazione con un volantino, in cui hanno fatto sapere alla città del «primo maggio da incubo» dei lavoratori StarTech.

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La sede della StarTech (Lasorte)

Il mancato accredito delle paghe è arrivato come un fulmine a ciel sereno il 27 aprile. Fino ad allora il piano di rilancio di Mrdovic-Vianello con 80 milioni di investimenti, arrivato a ottobre, aveva ridato speranza ai lavoratori, che dal 2020 beneficiano di qualche forma di ammortizzatore sociale. Il progetto aveva convinto anche le istituzioni.

Il piano però è dovuto cambiare in corsa – una notizia emersa solo con i ritardi degli stipendi. I due investitori principali, l’azienda israeliana NewPhotonics e il fondo lussemburghese MountainX, sono usciti di scena.

 

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(foto Andrea Lasorte)

L’esito della procedura di Golden Power, che si applica per difendere un sito produttivo ritenuto strategico o per garantire la sicurezza nazionale a fronte di investitori stranieri – nel sito delle Noghere l’obiettivo è produrre tecnologia dual use e con applicazione nel campo della difesa, ma non armi –, ha richiesto infatti una modifica all’assetto societario, imponendo a NewPhotonics, detentrice del 50% delle quote, uno share ribassato della società. La società ha optato per rimanere coinvolta nel progetto solo come cliente. Mrdovic-Vianello ha invece deciso in autonomia l’uscita di MountainX, perché il fondo voleva concentrarsi su armamenti. —

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