QUANDO I SUPER ATLETI GIOCANO

Sono ”oltreuomini”, corrono e nuotano al di là del bene e del male, eppure conservano gesti che li avvicinano ai comuni mortali. Fanno tempi stellari e sembrano giocare; conquistano risultati che non hanno precedenti nella storia e poi si commuovono come bambini quando suona l’inno. Forse sono proprio i Giochi olimpici a rendere umani, troppo umani, anche degli eroi dello sport che in altri tempi sarebbero entrati in qualche poema omerico. Ussain Bolt è diventato l’uomo più veloce di tutti i tempi con una facilità che dimostra come sia un prediletto degli dei. Tanto che lui stesso si è meravigliato di aver lasciato indietro tutti gli altri ed ha cominciato e festeggiare dieci metri prima dell’arrivo allargando le braccia e facendo lo stesso un record del mondo che sembrava impensabile.


Dentro il suo corpo, però, non c’è solo forza e velocità, ma anche una gioia profonda per il movimento, che forse gli deriva dal pezzo di isola in cui è nato, la Giamaica, che esprime danzando e scherzando con il suo pubblico universale. L’altro “oltreuomo” è Michael Phelps, che si è messo in testa di sfidare il mito più grande del nuoto, Mark Spitz, rincorrendo i suoi sette ori in una sola Olimpiade. Phelps è grande il doppio di Spitz; è tanto forte e potente quanto l’altro era elegante ed acquatico; è riuscito a vincere una gara che aveva quasi perso. Ma quello che ce lo rende umanissimo è quel piatto di spaghetti e la pizza che compongono la sua dieta quasi mediterranea e che - a parte le proporzioni - rassomiglia così tanto alla nostra. Senza farci troppe illusioni sulle nostre prestazioni, è consolante sapere che usiamo lo stesso “carburante” dei nuovi eroi olimpici.

Riproduzione riservata © Il Piccolo