«Quello è un argine alla disperazione e non un disturbo da eliminare»

L’analisi dello scrittore Pino Roveredo  «Dove finiranno le 20,30, 40 urgenze?» 

l’intervento

pino roveredo

Appena letto il titolo dell’articolo che riportava la notizia della chiusura del Centro diurno di via Udine, istintivamente mi è salito alla mente il ricordo di qualche anno prima: la chiusura temporanea dell’alloggio popolare di via Gaspare Gozzi, che allora ospitava un centinaio di disperati. Le premesse erano che aveva urgenza di una ristrutturazione. In effetti ne aveva bisogno, lo so perché sono stato più volte a cercare la fuga di qualche utente, o a portare il soccorso per qualcun altro.

Ricordo l’odore di fumo e piedi, i lamenti degli ospiti e l’aria di una miseria feroce. La verità oggi è che quell’alloggio non esiste più e parecchi dei suoi ospiti sono morti di malattia o di inedia. Certo lo spazio di via Udine non ha l’emergenza del Gaspare Gozzi, ma ha sempre un’utilità sociale. Non sono d’accordo con l’amico assessore Carlo Grilli quando parla di una frequenza minima di venti persone: in quel luogo come la stranezza delle stagioni, ne possono passare anche quaranta, cinquanta di persone. Chi per salvarsi dal gelo con una bibita calda, chi per riempire i documenti per la propria permanenza e chi per non soccombere alla solitudine.

L’ultima volta che ci sono stato ho incontrato due coetanei ed ex compagni di rione, mostravano venti anni di più, ma soprattutto avevano smarrito anche la minima voglia di recuperare uno stimolo per vivere, sembravano stare lì in attesa della fine. Tragedie dell’anno 2000. La mia domanda oggi invece è: ma che fine faranno quelle venti, quaranta urgenze?

La proposta è di trasformare quel luogo in uno spazio per giovani. Qui vi dico la verità, sono saltato sulla sedia! Quella di via Udine e dintorni, con stazione annessa, lo sanno anche i muri, è la zona dove lo spaccio delle sostanze è più in uso (basta vedere fatti recenti di via Sant’Anastasio). E con tutto il cuore e l’esperienza che ho, credo sia il luogo meno adatto per chi dovrà un domani scrivere il futuro del mondo. Non sarebbe più saggio chiederlo proprio ai giovani quali sono i loro bisogni e interessi, magari in una zona meno contaminata di quella proposta? Ripeto, è un mio pensiero. Come è un mio pensiero ragionare sull’orgoglio della nascita del nuovo hotel Hilton, del Coin de luxe e altro. E poi, come se il luogo di via Udine fosse una polvere da nascondere sotto il tappeto, eliminarne il minimo disturbo. —



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