Resta in carcere la moglie violenta

Picchiava il marito e molestava i vicini: il Riesame nega la scarcerazione
di Claudio Ernè
Violenta e prevaricatrice. Per questo motivo deve restare rinchiusa in carcere Laura Civita, la donna di 63 anni arrestata con l’accusa di aver ripetutamente picchiato e umiliato l’anziano marito, ammalato da tempo. Lo ha deciso il Tribunale del riesame presieduto dal giudice Fabrizio Rigo che ha respinto il ricorso presentato dai difensori della donna, gli avvocati Giovanni Di Lullo e Massimo Carretti.


«È davvero gravissimo e concreto il pericolo che Laura Civita continui a condizionare il marito. La gravità dei fatti, desumibile dalle condizioni di salute dell’anziano, delle quali evidentemente la moglie si è avvantaggiata nella sua condotta prevaricatrice, la mancanza di freni inibitori che inducano la donna al doveroso autocontrollo, impongono di mantenere la custodia cautelare nella misura più restrittiva». In sintesi l’indagata deve restare rinchiusa in una cella del Coroneo.


Nell’udienza del Tribunale del riesame è emerso tra l’altro che Laura Civita ha continuato a maltrattare il coniuge anche dopo l’avvio delle indagini. Lei sapeva di essere finita nel mirino dei carabinieri ma nemmeno questa circostanza, «l’ha consigliata a comportarsi diversamente».


L'inchiesta si era avviata alla fine dello scorso giugno. Esattamente il giorno 27 quando i militari erano entrati nell’appartamento di via Capodistria (nella foto sopra) chiamati da una vicina di casa. Prima che la protagonista di questa triste vicenda aprisse la porta di casa, i carabinieri avevano dovuto attendere sul pianerottolo ben venti minuti. «Non apro, è casa mia. Andatevene» aveva ribattuto la donna protetta dallo spessore dell’uscio. Quando finalmente era stata indotta a cambiare idea e aveva tolto la catena, gli uomini della radiomobile si erano trovati di fronte a una scena terribile. Il marito era ridotto in uno stato pietoso: era sdraiato a terra sul terrazzo dell’abitazione. Sul tutto il suo corpo segni evidenti di percosse: ecchimosi, ferite, graffi mal rimarginati.


L’anziano che ha da poco superato l’età di 73 anni, era stato ricoverato all’Ospedale Maggiore: prognosi 25 giorni. Ma era stato dimesso appena l’8 agosto e una volta rientrato a casa le vessazioni erano riprese. Se ne erano accorti i vicini dal volume delle discussioni, delle urla e invocazioni che provenivano dall’appartamento delle coppia. Ora il marito è nuovamente ricoverato in una struttura assistenziale e lì i carabinieri del Reparto investigativo di via dell’Istria hanno cercato più volte di interrogarlo su precisa indicazione del magistrato che dirige l’inchiesta, il pm Lucia Baldovin.


Le sue condizioni fisiche appaiono compromesse: è ancora poco lucido e non è in grado di rispondere alle impegnative domande di un esame testimoniale. Al contrario, la figlia ha riferito agli inquirenti che con lei e con il cognato il padre invece parla e discute. «Un conto è riconoscere, salutare e rispondere a qualche domanda di un parente - scrive il giudice Francesco Antoni nell’ordinanza del Tribunale del riesame - ben altra sostenere un interrogatorio dei carabinieri».


In effetti la situazione è difficile anche a livello psicologico perché, secondo la Procura, Laura Civita è riuscita nel tempo a imporsi al marito e a ridurlo in uno stato di soggezione. Una soggezione così profonda che l’uomo non sembra più in grado di raccontare agli investigatori le violenze subite. Anzi difende la moglie o per lo meno non dice nulla che possa danneggiarla.


Nonostante ciò l'impianto accusatorio, secondo il Tribunale del riesame, è più che solido, anzi «schiacciante» perché si fonda su una pluralità di dichiarazioni rese dai vicini di casa della coppia. Sono tutte concordanti e ad esse si affiancano le parole dei medici e degli infermieri che in numerose occasioni hanno soccorso e curato l’anziano marito. E ogni volta per poterlo fare hanno dovuto superare l’attiva opposizione esercitata dalla moglie.


Ora che Laura Civita è rinchiusa al Coroneo stanno emergendo nel condominio di via Capodistria altri episodi «critici». La gente è disponibile a raccontare anche perché la protagonista di questa storia è lontana, Non può nuocere a nessuno e nemmeno esercitare quella soggezione che era riuscita a imporre a tanti. Non solo al marito.

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