Salgono a 2.600 i goriziani sotto la soglia della povertà

Hanno dichiarato redditi inferiori ai 10 mila euro annui. Cresce il disagio sociale In 520 non riescono più a pagare le bollette, 400 bussano alla Caritas



La crisi morde ancora. Sono 2.600 (erano 2.400 nel 2016) le persone che hanno dichiarato redditi ben inferiori a 10 mila euro annui a Gorizia: redditi da fame.

Numeri che non sorprendono l’assessore comunale al Welfare Silvana Romano né le Acli provinciali, nè gli altri enti che fanno della solidarietà il loro biglietto da visita.

Altri dati: sono oltre 520 famiglie non riescono a pagare le bollette. Circa 400 vengono aiutate dalla Caritas. Circa 120 dalla San Vincenzo. In realtà le persone bisognose d’aiuto sono di più, perché altre vengono sostenute allo stesso scopo dalle parrocchie; in questo caso infatti è più difficile avere un numero complessivo, perché occorrerebbe contattare le parrocchie una ad una.

Si potrebbe continuare poi con le 360 famiglie che ricevono dal Comune assistenza per il pagamento dell’affitto e che il loro numero è in preoccupante aumento, senza dimenticare le 955 domande per l’abbattimento delle bollette per l’energia. Mettiamoci nel calderone gli sfratti dove ci sono (e sono la larga parte) i morosi cosiddetti “incolpevoli”, cioè quelli che non sono più in grado di pagare l’affitto perché hanno perso il lavoro. Del resto l’Istat ha informato recentemente che il 10,2% delle famiglie italiane è in difficoltà e resta indietro con il pagamento delle bollette, percentuale che arriva al 12% se si considera anche il pagamento di affitti e mutui; inoltre circa il 29% della popolazione nazionale avrebbe problemi economici.

«Molte volte - spiega l’assessore Silvana Romano - dobbiamo scontrarci con un dato di fatto: i nostri concittadini, nell’80% dei casi, non chiedono aiuto ai servizi sociali. Il motivo? Hanno una grande dignità e preferiscono provvedere a se stessi senza chiedere sostegno, anche se hanno soltanto la pensione minima». Fa eco Silvia Paoletti, presidente provinciale delle Acli: «È chiaro che la situazione non migliorerà sino a quando non riusciremo a creare posti di lavoro. Per questo stiamo lavorando per creare un’Alleanza per il lavoro con le categorie economiche».

E passiamo ai contributi taglia-affitti. Nell’ultimo bando si sono registrate 389 domande, di cui ammesse 361. Sono richieste che fanno riferimento ai canoni di locazione per il periodo che va dal primo gennaio 2017 al 31 dicembre scorso, le ultime della serie. La misura era rivolta a «soggetti non abbienti» ma anche a favore di «soggetti pubblici o privati che destinano alloggi a locatari con scarsa disponibilità economica». In realtà, per quest’ultima sezione del bando, non erano arrivate richieste. Per quanto riguarda le domande pervenute, 349 erano quelle di fascia A e 12 quelle di fascia B. La spesa totale è stata di ben 870.674,56 euro al quale il Comune di Gorizia provvederà però solo con una quota del 10 per cento, come compartecipazione comunale al fondo nazionale specifico. Ma questi dati, letti in controluce, che significato hanno? Stanno a evidenziare che sono tantissime le famiglie che non riescono più a pagare il canone di locazione. Le cifre richieste dal mercato immobiliare non sono altissime e si conferma la grande economicità, in campo immobiliare, di Gorizia. Eppure, anche questi canoni per molte famiglie risultano essere indigesti. «Sì, nonostante l’ammontare degli affitti non sia altissimo come in altre città d’Italia, è in continua ascesa il numero di famiglie che chiedono aiuto per onorare i pagamenti», aggiunge l’assessore Romano. Che evidenzia un ulteriore aspetto. Non secondario.

«Sino a poco tempo fa, erano tantissime le persone anziane, quelle con la pensione minima, che chiedevano un contributo taglia-affitto. Ora, c’è una crescita di persone gionani: persone che, a causa del fatto che hanno perso il lavoro o hanno uno stiupendio insufficiente, chiedono aiuto». —



Riproduzione riservata © Il Piccolo