Società di capitali, nell’Isontino la ripresa è lenta

Bilanci delle imprese analizzati dall’ordine dei commercialisti A fronte di fatturati più bassi stipendi dei lavoratori maggiori rispetto alla media italiana
Bumbaca Gorizia 02.12.2019 Convegno commercialisti Palazzo de Bassa CCIAA © Foto Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 02.12.2019 Convegno commercialisti Palazzo de Bassa CCIAA © Foto Pierluigi Bumbaca



Le società di capitali isontine che faticano, vagoncino di coda di un treno, quello del Nordest, che invece viaggia ad una velocità mediamente superiore a quella media nazionale. Ma che, e qui c’è un elemento in controtendenza (positivo o negativo a seconda dei punti di vista), retribuiscono mediamente meglio (con costi dunque maggiori per il personale) i loro dipendenti rispetto a ciò che fanno altre realtà della Penisola.

Sono alcuni degli spunti, decisamente interessanti, proposti ieri a Palazzo De Bassa dal convegno “Eccellenze del Nordest – Symposium 2019”, organizzato dall’ordine dei commercialisti e degli esperti contabili. Proprio l’ordine triveneto ha promosso (di concerto con l’università Ca’ Foscari di Venezia) un’analisi dei bilanci degli ultimi cinque anni delle società di capitali disseminate sul territorio, stilando poi una classifica del loro rendimento basata su uno specifico indice di performance che tiene conto di otto parametri diversi, ognuno con i suoi “pesi”.

Dallo studio – presentato ieri dal commercialista Fabrizio Renato Russo –, emerge in generale come anche quella della provincia di Gorizia (che conta poco meno del 10% delle società insediate in regione, anche se va specificato che l’analisi localizza le imprese in base alla sede amministrativa e non al luogo dello stabilimento, e così ad esempio la Fincantieri ricade sotto Trieste) sia un’economia basata sulle piccole imprese (1006 sulle 1073 totali), anche se poi le sole 7 classificabili come “grandi” (appena l’1%) mettono assieme da sole il 20% del fatturato. Fatturato che in provincia arriva soprattutto dal settore commerciale (quasi 452 milioni di euro), davanti a quello metallurgico, al legno e ai servizi alle imprese, anche poi si scopre che nella classifica che tiene conto del numero delle imprese è quello delle costruzioni (evidentemente formato in larghissima parte da piccole realtà) ad avere più peso (243) davanti ai negozi (205).

L’evidenza è comunque che l’economia goriziana è sostanzialmente stagnante. Se il fatturato medio delle società del Triveneto è in sensibile ascesa dal 2017 (attestandosi lo scorso anno poco sotto i 4, 5 milioni di euro, sopra la media nazionale), per Gorizia il dato, pur a sua volta in crescita, non arriva a 2,5 milioni, ben sotto la media italiana. Fenomeno ancor più evidente per il settore commerciale, come detto il più rilevante per Gorizia, dove il fatturato medio (poco sotto i 2 milioni) è quasi invariato rispetto al 2017, mentre cresce sia nel Triveneto (quasi 7 milioni) sia nel resto d’Italia (attorno a quota 6). In controtendenza c’è invece il dato che racconta che il costo per il personale sia mediamente più alto a Gorizia rispetto alla media nazionale, seppur un po’ inferiore alla media del Triveneto. Alla tavola rotonda sono intervenuti, tra gli altri, il presidente nazionale dei Commercialisti Massimo Miani, il numero uno dell’ordine provinciale Alfredo Pascolin, il segretario generale della Cciaa Venezia Giulia Pierluigi Medeot e il direttore della Confindustria del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Ciarrocchi. –



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