Stop ai rincari in A4, caccia a 316 milioni

L’altolà di Lupi agli aumenti del 6% spinge Autovie a chiedere «una proroga più lunga o maggiori contributi statali»
L'autostrada A4
L'autostrada A4

Dal 6% all’1,5% di aumento tariffario all’anno in A4. Maurizio Lupi, come annunciato lunedì nell’intervista al Piccolo, riduce a un quarto l’incremento massimo possibile nel Piano economico-finanziario di Autovie Venete mirato alla terza corsia. Lo certifica nella sede della concessionaria invitando alla revisione del documento. L’ammontare dello “sconto” a vantaggio dell’utenza? A parità di traffici, circa 77 milioni di euro nel periodo dal 2015 al 2018, il quadriennio in cui il Piano prevede al momento il +6% annuo al casello. Guardando invece in prospettiva 2025 si arriva a una cifra sui 316 milioni. Risorse che, se non arriveranno nuove coperture statali, come spiega Autovie, sarà necessarie chiedere anticipatamente alle banche.

Il ministro delle Infrastrutture ha chiarito ai vertici della Regione e a quelli della società autostradale l’urgenza nazionale di non pesare come in passato sui cittadini per la realizzazione delle opere autostradali. Impensabile dunque continuare con aumenti in doppia cifra (il precedente Piano viaggiava tra il +12% e il +13% a ogni primo gennaio), ma anche il +6% previsto dal Piano che Autovie attende di farsi approvare dal ministero è ritenuto eccessivo. Lupi, citando i contenuti del decreto “Sblocca Italia”, ha parlato infatti di ritocchi «non superiori all’inflazione», vale a dire circa l’1,5%.

Pedaggi A4: rincari del 5% all'anno fino al 2019
Il tratto della terza corsia aperto ieri

Le cose sono cambiate in fretta dal 18 agosto, data in cui il governo ha notificato alla Commissione europea la richiesta di rinnovare la concessione dell’A4 ad Autovie dal 2017 al 2038. In quel dossier si trasmetteva all’Europa la previsione tariffaria contenuta nel nuovo Piano: aumenti del 6% all’anno tra il 2015 e il 2018, dell’1,5% tra il 2019 e il 2025, dell’1,96% tra il 2026 e il 2038. Nella sede di Palmanova il +6% è stato cancellato con un colpo di spugna. Perché nel frattempo lo “Sblocca Italia” ha aggiunto nuovi vincoli.

Facendo i conti, e partendo da un introito da pedaggio che per la Venezia-Trieste si aggira sui 160 milioni all’anno, un aumento del 6% dal 2015 al 2018 e dell’1,5% dal 2019 al 2015 avrebbe portato nelle casse di Autovie 2.243 milioni, mentre con tariffe rincarate dell’1,5% da qui al 2025 ci si fermerebbe a 1.926 milioni, 316 milioni in meno. E adesso dove si trovano i soldi che mancano? E come si riscrive un Piano che si trova già sul tavolo della Commissione europea? E ancora, quel Piano è stato bocciato dal governo? Maurizio Castagna, l’amministratore delegato della società, non pare preoccupato. Esclude che si sia trattato di una bocciatura. Anzi, parla di quello con Lupi come di un incontro «assolutamente positivo». «È la prima volta che un ministro dei Trasporti viene in visita a un’azienda come la nostra – rimarca Castagna –. L’ha fatto perché Roma considera la terza corsia un’opera strategica per il paese. Non a caso Lupi, come preannunciato da tempo, apre un tavolo per discutere nel merito il Piano al fine di concordare le misure compensative per il mancato incremento tariffario».

L’ad di Autovie, già ieri a Roma per le prime contromosse, precisa che il Piano all’approvazione del ministero (ma ora da ripresentare entro fine anno con aumenti inferiori al 6%) «prevede scenari diversi, con una proroga al 2025 o, come chiesto a Bruxelles, al 2038» e assicura dunque che «non sarà troppo complicato finalizzarlo secondo le indicazioni del ministro». Quanto al recupero delle risorse mancanti con ticket all’insù non oltre il tasso di inflazione, Castagna conferma che le strade sono due: «Per non diluire ulteriormente la realizzazione degli investimenti, o ci viene garantita una proroga della concessione più ampia oppure ci aspettiamo che possa aumentare il contributo statale. Con lo “Sblocca Italia” saranno disponibili 30 milioni, ma non è escluso che ce ne possano essere degli altri. Altrimenti, dovremmo ricorrere a un maggiore indebitamento».

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