Suicidio ucraina, era terrorizzata di tornare in patria

Ora è chiaro perché Alina Bonar Diachuk, arrestata nel giugno scorso a Gorizia, ha messo fine ai propri giorni all’interno del commissariato di Opicina, dov’era rinchiusa anche se la Magistratura ne...

Ora è chiaro perché Alina Bonar Diachuk, arrestata nel giugno scorso a Gorizia, ha messo fine ai propri giorni all’interno del commissariato di Opicina, dov’era rinchiusa anche se la Magistratura ne aveva ordinato la liberazione. Lei temeva di dover ritornare in carcere una volta rimpatriata forzatamente in Ucraina. Lì aveva già scontato un lungo periodo di detenzione quando era ancora minorenne. Era accusata di omicidio ed era stata riconosciuta colpevole. Nemmeno con gli avvocati che le sono stati sporadicamente accanto in Italia Alina aveva voluto parlare di quella condanna a 11 anni di carcere. Poche parole e poi il silenzio. «È vero, ma non voglio dire nulla». Faceva capire ai difensori di aver scontato un lungo periodo in cella, dov’era entrata poco più che ragazzina. Diceva anche che aveva pagato il suo debito con la legge. Viene da chiedersi allora perché avesse tanta paura, tanta disperazione se tutto era ormai depositato nell’archivio della sua vita e del casellario giudiziario del suo Paese.

Alina Bonar, detenuta per 6 mesi al Coroneo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e poi liberata dal giudice Laura Barresi, temeva di essere rimpatriata forzatamente: quando ha ritenuto che non esistessero più vie alternative alla sua fuga senza fine, ha cercato di uccidersi. Il tentativo attuato nel carcere del Coroneo, non ha avuto esito. È stata soccorsa e salvata. All’interno del Commissariato di Opicina dov’era stata rinchiusa dopo la liberazione decisa dalla magistratura, la sua disperazione ha avuto la meglio sui sistemi di controllo e sugli occhi degli agenti di polizia che avrebbero dovuto sorvegliarla per impedire altri gesti disperati. Invece per 40 minuti nessuno ha osservato lo schermo del video. Alina si è impiccata e nessuno ha visto il suo gesto. Solo l’occhio di vetro di un obiettivo di una inutile telecamera.

Secondo il pm Massimo De Bortoli, il magistrato titolare dell’inchiesta sulla morte di Alina Bonar, anche altre decine di stranieri a rischio di espulsione potrebbero essere stati trattenuti dalla Polizia nello stesso Commissariato in attesa dell’espulsione. Sono in corso numerosi interrogatori.c.e.

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