Sull’incendio all’Isola dei Bagni la videosorveglianza non aiuta

Non ci sono testimoni e la prima telecamera utile è sul canale del Brancolo I quattro focolai poi domati distanziati da 50 fino a 80 metri uno dall’altro
Bonaventura Monfalcone--foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone--foto di Katia Bonaventura



Restano ignote, avvolte nel più fitto mistero, le cause dell’incendio divampato sabato sera all’Isola dei Bagni, a discreta distanza dal Solero beach fresco d’inaugurazione e dai suoi nutriti avventori. Non ci sono testimoni. L’ultima telecamera utile risulta posizionata appena all’altezza del ponte sul Brancolo: per l’anomala combustione di sterpaglia una lontananza siderale. Circostanze che complicano le indagini dei carabinieri. Le fanno partire in salita.

Nonostante l’affollamento della spiaggia e, in generale, di Marina Julia in quel primo, vero week-end di sole convinto dopo settimane di maltempo e pioggia nessuno ha visto nulla o segnalato qualcosa di anomalo. Il rogo, sviluppatosi in cinque focolai pressoché simultanei, si è esteso su un’area di circa 200 metri quadrati. Ogni punto d’origine dei fuochi distanziato dall’altro di almeno 50 metri, 80 negli intervalli più ampi. Questo a detta dei primi soccorritori (sul posto c’era anche il vicesindaco Paolo Venni). La disposizione dei focolai porterebbe a escludere un innesco attraverso benzina o alcol o altro liquido infiammabile, sostanze che normalmente lasciano una scia sul terreno, non una base circoscritta. Ma l’ultima parola, in questo caso, spetta agli esperti in materia, cioè ai vigili del fuoco, giunti assai tempestivamente sul posto, sabato, dopo una segnalazione telefonica scattata alle 18 circa. Si attende infatti la relazione tecnica del caposquadra.

È sulla base di una pista dolosa, comunque, che i carabinieri stanno indagando: ad accreditarla proprio il rilevamento di plurimi focolai che sarebbero scaturiti pressoché contemporaneamente. L’autocombustione è una realtà che si verifica in natura, ma cinque fuochi simultanei fanno decadere questo scenario. E dunque ci si deve necessariamente interrogare sui moventi di una possibile azione volontaria. Una bravata di qualcuno che approfittando della nuova accessibilità all’Isola si è voluto spingere nelle aree più celate e interdette, valicando le recinzioni per compiere un gesto tanto insensato quanto avventato? Allora si dovrebbero cercare uno o forse più piromani. Oppure l’intenzione era di creare danno? E, ponderando solo per un’istante l’ipotesi non scartabile a priori, eventualmente a chi? Alla proprietà cinese?

Un dato è incontrovertibile: i gestori del Solero beach hanno in affidamento solo una porzione della più ampia concessione e limitatamente ad alcuni mesi, cioè alla stagione balneare 2019, quindi, considerata anche la distanza dal punto invece coinvolto nel rogo e il fatto che l’attività non sia stata minimamente intaccata, si può supporre che l’ipotetico nocumento non fosse mirato ad arrecare danni a loro. A prescindere dal caso specifico, oltre tutto, non esistono precedenti simili sul territorio negli ultimi anni. Un fatto che ovviamente va tenuto in debita considerazione. Si ritorna dunque agli ignoti che forse per una “bravata” hanno dato origine alle fiamme, una delle strade al momento maggiormente battute da chi sta portando avanti l’attività investigativa. Fermo restando che le indagini sono condotte a 360 gradi e proseguiranno anche nei prossimi giorni. —



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