Sviluppo ancora “impantanato” alla vigilia dell’unione con Trieste

Sembra quasi che un destino avverso abbia colpito il porto di Monfalcone, una maledizione che mina qualsiasi tentativo di diventare un porto funzionale. Non è ancora sopito l’incubo il dello sviluppo...

Sembra quasi che un destino avverso abbia colpito il porto di Monfalcone, una maledizione che mina qualsiasi tentativo di diventare un porto funzionale. Non è ancora sopito l’incubo il dello sviluppo stoppato per oltre 10 anni per il mancato escavo e il sequestro durato sette anni della cassa di colmata per i materiali versati che contenevano mercurio. Sono anni che si parla poi dell’escavo, ma nel frattempo anche i più semplici lavori come la manutenzione delle banchine hanno sollevato problemi e grane, finite nelle mani della giustizia. Come la recente ristrutturazione di quella che sarebbe dovuta diventare la banchina dell’autostrada del mare. Gli approdi 1,2 e 3 dove sul fondale, per garantire la tenuta della banchina, erano stati affondati centinaia e centinaia di massi. Uno scandalo scoppiato dopo un mancato incidente navale, quando una nave che doveva entrare in porto ed attraccare alla banchina nuova di zecca, era stata fermata per precauzione dalla Capitaneria di porto per controllare che tutto fosse a posto. Sul fondale affioravano i massi che non erano affondati nel fango e avrebbero potuto squarciare la fiancata facendo colare a picco la nave e bloccando per mesi tuttomlo scalo.

Per anni poi la banchina è stata utilizzata solo in parte con speciali finger e solo recentemente, nell’ambito di una nuova “primavera” di lavori in porto e di infrastrutturazione, è stata rimessa a posto. Sono stati tolti i massi, centinaia e centinaia, una vera e propria scogliera rimasta per lungo tempo sulla banchina prima di essere “smaltita”. Perchè anche quei massi che in realtà si sarebbero potuti reimpiegare (magari per un’altra scogliera) sono considerati per legge rifiuti. Ed è in quel momento che in porto, con un primo sequestro, sono comparsi i carabinieri del Noe. Una presenza silenziosa, ma continua in porto quella dei carabinieri ambientali che non ha mancato di far parlare e mormorare operatori e lavoratori. Come le continue visite di militari e della stessa Procura in Azienda porto, quasi una “consulenza obbligata”. I lavori poi alla banchina “incriminata” sono continuati e terminati con la posa di un tappeto sul fondale. Ma non sono andati via i Noe che nel frattempo hanno proseguito con verifiche e analisi. Sembrava poi che tutto fosse finito, sono cominciate le pulizie dei rottami dal fondale, poi la bonifica bellica, il collaudo e finalmente l’atteso lavoro do manutenzione. Un’opera attesa dagli operatori che aspettavano gli 11 metri e 70 sugli ormeggi più importanti (dal 6 al 9) per far arrivare le navi più grosse che anche recentemente sono state mandate via. I Noe sembra però non siano mai andati via, non si è nemmeno chiusa l’interlocuzione dell’Aspm con la Procura. Lo conferma anche il passaggio dell’avvocato Donolato che dice che «L'intero iter dei lavori è stato oggetto di informazione anche all'autorità inquirente, nulla è stato “mascherato”». Perchè dunque tutti questi sequestri e il blocco se Noe e Procura erano sempre al corrente di quanto accadeva in porto?

Una bufera che arriva a qualche giorno dall’entrata in vigore del decreto che suggella l’unione di Monfalcone con Trieste nell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale. Domani Il presidente Zeno d’Agostino e il segretario generale Mario Sommariva diventano i “padroni di casa”, ma ereditano uno scalo con tutti i nodi ancora da risolvere.

(g.g.)

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