Teatro Rossetti, Budin presidente: «Avanti sulla linea tracciata»

Uno sloveno al Rossetti. La pièce, concepita da Roberto Cosolini, è stata trascritta ieri sera al Politeama nell’annunciata assemblea dei soci dello Stabile regionale, con la presa d’atto dell’indicazione del sindaco, rappresentato nell’occasione dall’assessore alla Cultura Franco Miracco. Milos Budin, dunque, è ufficialmente il nuovo presidente del Teatro Rossetti. Ieri il “prof” di storia, ex senatore dei Ds, ex sottosegretario di Prodi, nonché primario esponente della comunità slovena triestina, non s’è calato subito nella parte. Inizierà a farlo nelle prossime ore. Era all’estero, per «impegni già presi prima» di ritrovarsi successore in pectore di Francesco Peroni. Non c’era, all’assemblea, nemmeno il predecessore di Peroni e attuale vice, Paris Lippi, l’ultimo federale di An. Una plateale presa di distanze dall’insediamento di uno sloveno al Rossetti? «Macché - replica Lippi - semplicemente non potevo assentarmi dal mio lavoro. Figuriamoci, anzi, sono contento, Budin lo conosco e lo apprezzo». «Con Lippi ho sempre avuto rapporti molto buoni», conferma Budin in serata al telefono.
Le prime parole da nuovo presidente del Rossetti?
Son cose che fanno piacere. Non so se sono la persona giusta al posto giusto. Però chi mi ha proposto mi ha invitato con insistenza ad avere fiducia.
Cosolini?
Sì, e lo stesso ha fatto il presidente uscente. Ringrazio sia il sindaco che il professor Peroni.
Il quale, ora, da assessore regionale, sarà suo interlocutore per lo Stabile regionale.
E io collaborerò con lui in un’ottica regionale. Essendo questa una regione composta da tante realtà, coi tempi che corrono ritengo che la collaborazione fra queste sia indispensabile.
Si riferisce anche all’uscita dalla compagine societaria del Rossetti annunciata con quest’anno dalla Provincia di Udine?
Anche. Dovrò verificare e affrontare anche questa situazione.
Come pensa d’impostare la gestione del Teatro?
Attraverso un passaggio di consegne di sostanza, in una prospettiva di prosecuzione, e se possibile di coltivazione e sviluppo, dell’offerta, che continua a riscuotere successo nel pubblico. Mi confronterò col presidente uscente, coi membri del Cda e ovviamente con gli operatori del Teatro, in primis la direzione artistica.
Nel 2012 i maliziosi dicevano: “faranno fuori Lippi per far fuori Calenda”...
Dovrei risponderle (e qui a Budin vien da ridere, ndr) che “non so di che cosa sta parlando”. Sono vicende di un periodo in cui non c’entravo, eppoi non mi pare che oggi il problema si ponga (il contratto di Calenda scade fra un anno, ndr). Resto sulla battuta di prima.
Un esponente della minoranza slovena alla guida dello Stabile regionale di Trieste. Una rivincita morale?
Ma per carità. No. Sono soddisfatto, è ovvio, ma sento di poter vivere la cosa come un fatto del tutto normale.
Siamo oltre?
Non credo di illudermi. Ma questa è la lettura che dò della città.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








