Tentata violenza sessuale su un minore Condannato a 4 mesi più il risarcimento



Quattro mesi e 14 giorni, pena sospesa, subordinata al risarcimento del danno e interdizione perpetua dai pubblici uffici. È la sentenza pronunciata dal gup Flavia Mangiante, nei confronti di un monfalconese, attualmente di 47 anni, per tentata violenza ai danni di un minorenne, all’epoca di 16 anni. L’episodio risale al 2017, avvenuto in una zona a ridosso del centro cittadino.

Era il tardo pomeriggio di una giornata invernale, ormai calato il buio, i passanti si contavano sulle dita. Come quelli ai quali il monfalconese, allora di 44 anni, s’era rivolto, pur con innocue parole. Poco dopo in zona era transitato il sedicenne, che stava rientrando a casa. In quel momento non c’era nessuno. L’incrocio tra i due era stato rapido ma sufficiente affinché l’uomo accennasse al ragazzo una sorta di invito, quello di “divertirsi” con lui. Un approccio verbale sinistro, tanto che il sedicenne, spaventato, aveva affrettato il passo, mettendosi a correre nell’allontanarsi dalla zona. Non era stato sufficiente, il 44enne lo aveva inseguito, dopo essersi abbassato le mutande e i pantaloni. Un atteggiamento a quel punto più che esplicito quello dell’uomo che aveva rincorso il ragazzo per una decina di metri, fino a desistere nel vederlo scomparire dalla sua vista. Giunto a casa, il minore, scosso, aveva raccontato tutto ai genitori. Da qui la denuncia alle forze dell’ordine. Anche le immagini delle telecamere, presenti nell’area, avevano contribuito a individuare l’uomo, nel riprendere il suo inequivocabile comportamento.

Un tentativo di violenza sessuale, dunque, quello configurato, in termini di un’azione intenzionale che non è stata realizzata per cause indipendenti dalla volontà dell’uomo, considerando l’atteggiamento invasivo ed il relativo danno psichico procurato al minore nell’ambito della specifica circostanza. In udienza preliminare il monfalconese ha richiesto il rito abbreviato. E il gup Mangiante ha quindi disposto la condanna a 4 mesi e 14 giorni, pena sospesa subordinata al risarcimento. Sono state depositate le motivazioni alla sentenza.

L’avvocato Stefano Grassi, che rappresenta la famiglia del minore, in attesa di leggere le motivazioni, ha osservato: «La sentenza è stata equilibrata, ritengo che il giudice abbia tenuto conto della gravità della vicenda, ma anche abbia dato giusto valore all’integrazione dell’ipotesi del tentativo di violenza sessuale, poiché l’atto non si è consumato. Lo stato di ebbrezza, peraltro, in particolare nello specifico contesto, non va ritenuta un’attenuante, una causa scriminante». Il legale ha quindi concluso: «Il ragazzo ha subito delle conseguenze, con il timore su tutto che gli potesse succedere di nuovo. Ogni genitore, di fronte ad una situazione del genere, non vi può soprassedere. La denuncia andava presentata, soprattutto in termini “preventivi”, nel senso di mettere un freno subito a questi casi, al fine di evitare il ripetersi di questi fatti, che possono diventare decisamente più gravi». —



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