Tornano indietro 18 migranti: rispediti in treno a Milano

Rientrati con mezzi di fortuna in città, qui stavano troppo bene. Volevano rioccupare piazza San Francesco. Il prefetto Zappalorto ha dovuto pagare di tasca sua i biglietti ferroviari per il ritorno
Uno dei trasferimenti dei richiedenti asilo disposti dalla Prefettura di Gorizia (archivio)
Uno dei trasferimenti dei richiedenti asilo disposti dalla Prefettura di Gorizia (archivio)

A volte ritornano. Nemmeno esauriti i commenti positivi, se non addirittura entusiastici, per la partenza di 108 richiedenti-asilo da Gorizia alla volta della Lombardia, della Liguria e dell’Abruzzo e si scopre che 18 di questi sono già tornati in città. Hanno fatto il percorso inverso: forse servendosi del treno, forse utilizzando la cara, vecchia pratica dell’autostop.

E siccome quella ormai era diventata la loro “casa”, o meglio il proprio dormitorio sotto le stelle, si sono radunati in piazza San Francesco, davanti alla chiesa dei Cappuccini, sgomberata nei giorni scorsi e sanificata dagli operatori di Isontina Ambiente (Isa). Comprensibile lo stupore degli agenti di Polizia alla scoperta che quelli non erano richiedenti-asilo “nuovi”, arrivati chissà da dove, bensì un gruppo di quelli che, un paio di giorni prima, erano stati trasferiti a bordo di un pullman turistico alla volta di Bresso, in Lombardia.

«Questa mattina (ieri, ndr), siamo riusciti a rintracciarne 12 mentre 6 si sono dileguati e hanno fatto perdere le loro tracce - spiega il prefetto Vittorio Zappalorto -. I dodici, dopo le procedure di identificazione che hanno confermato trattarsi di immigrati che già erano a Gorizia, sono già stati allontanati e rispediti a Bresso con il treno». La Polizia li ha denunciati. Zappalorto racconta anche un aneddoto. «Le Ferrovie dello Stato hanno preteso il pagamento immediato dei biglietti e, così, il sottoscritto ha dovuto anticipare i soldi di tasca sua. Per l’intera mattinata, siamo andati avanti con questo tiramolla sulle modalità di pagamento sino a quando ho deciso di rompere gli indugi e assumermi personalmente l’onere dei biglietti. Così vanno le cose», allarga le braccia, non nascondendo che la “novità” dei profughi di ritorno l’abbia indispettito non poco. «Quelle persone sono finite nella nostra black list: non pensino nemmeno un secondo di fare ritorno a Gorizia. La loro destinazione, decisa dal Ministero degli Interni, è Bresso».

Piazza San Francesco, “sfratto” ai profughi
Profughi accampati in piazza San Francesco

Ma perché Gorizia continua ad essere mèta privilegiata di tutte queste persone? Piace la dimensione a misura d’uomo? Siamo “troppo ospitali”, come dice qualcuno? L’elemento nuovo è che la città inizia addirittura a suscitare nostalgia in chi qui già ci è stato. «La verità - taglia corto Zappalorto - è che i richiedenti asilo vogliono stare in città. Si trovano bene qua. Perché? Nemmeno io riesco a spiegarmelo ma credo sia necessario capire cosa c’è sotto. Se nel futuro più o meno prossimo riusciremo a capire i motivi per cui Gorizia è così attrattiva abbiamo risolto metà del problema». Il sindaco Ettore Romoli, nei giorni scorsi, ha annunciato l’intenzione dell’amministrazione comunale di affidare all’Istituto di sociologia internazionale di Gorizia (Isig) il compito di effettuare una ricerca per capire i motivi che portano qui così tante persone.

Intanto, perde quota la motivazione legata alla presenza in città della commissione che esamina le richieste di rifugiato politico. Sino a qualche mese fa, l’organismo che ha sede nel capoluogo di provincia isontino si occupava delle pratiche di tutto il Triveneto e questo costituiva un eccezionale elemento di attrazione per un richiedente asilo che poteva seguire la sua pratica in loco, direttamente in città. Poi, però, il ministero ha deciso di ampliare il numero delle commissioni e l’insediamento di due nuovi organismi in Veneto ha notevolmente «alleggerito in prospettiva la pressione su Gorizia», ha sottolineato nei giorni scorsi l’assessore regionale Torrenti, «ma restiamo in una situazione di carenza, vista anche la situazione di acuita criticità», aveva aggiunto. «Indubbiamente - aveva fatto eco il viceministro Bubbico - le commissioni porteranno dei benefici anche se la vera urgenza è quella dei profughi che si rivolgono al nostro Paese pur essendosi visti respingere la richiesta di rifugiato in un altro Paese europeo. In questo senso, è necessario l’intervento dell’Europa».

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