Tornano le draghe della Polese via alla manutenzione in porto

Tornano le draghe della Polese, ricominciano i lavori di manutenzione dei fondali del canale di accesso del porto di Monfalcone. Dopo i clamorosi sequestri dello scorso giugno ad opera dei Noe per conto della Procura della Repubblica di Gorizia e l’accusa degli inquirenti («troppi 110 mila metri cubi di fango da dragare, si tratta di di un escavo e non di semplice manutenzione, troppi anche per essere ricollocati in mare») ecco le ordinanze (numero 102 e 103) della Capitaneria di Porto di Monfalcone. A partire dal 29 c’è il via libera alla ditta Polese, fino al termine, di effettuare i «lavori di manutenzione dei fondali della banchina di Portorosega e del bacino di evoluzione del porto di Monfalcone».
Dalla stessa data la Polese ha il «via» per posizionare uno speciale strumento, un torbidimetro, per misurare la torbidità dell’acqua durante i lavori di dragaggio e per installare i panne galleggianti (speciali salsicciotti usati anche nel caso di sversamento di olii o carburante in mare)per effettuare un «adeguato controllo di processo» durante i lavori di manutenzione dei fondali. Gli strumenti resteranno in mare almeno per tre mesi.
Tutte opere seguite dall’Azienda speciale porto di Monfalcone. Nessun annuncio ufficiale, né con un comunicato e nemmeno sul sito dell’Aspm, probabilmente si è voluto tenere un’atteggiamento di basso profilo visto quanto accaduto.Quello che appare evidente è che i nodi con la giustizia e i magistrati inquirenti sembrerebbero essere stati risolti e la pubblicazione delle ordinanze conferma il via ai lavori.
Si tratta di un’opera attesa da tempo dagli operatori, la manutenzione punta a ripristinare un fondale con una profondità media di 11, 70 metri e come spiega la stessa ordinanza l’intervento interesserà uno specchio acqueo di 277 mila 322 metri quadrati, uno spazio antistante la banchina commerciale di Portorosega. Dall’immagine che pubblichiamo (creata dalla Capitaneria di porto) ci si rende conto dell’area interessata. E anche dell’area a mare vicina, a fianco della zona di scavo, dove verranno depositati i fanghi dragati nel canale. Come spiega la stessa Capitaneria il «riposizionamento del materiale dragato» avverrà nell’area di «refluimento», ovvero lo spazio acqueo di quasi 44 mila metri quadrati in prossimità della diga foranea di Panzano.
Questa scelta garantisce grandi vantaggi economici visti i minori costi in quanto i fanghi non dovranno essere trattati a terra (sono considerati rifiuti) con procedimenti molto costosi.
La scelta comunque non farà certo contenti tutti i velisti e i diportisti del bacino di Panzano che di solito utilizzano quel tratto di mare per uscire senza dover impegnare il canale di transito del porto dedicato al passaggio delle navi. —
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