Trattamento al viso e “lesioni” Scatta l’abuso di professione

La cliente era andata dall’estetista sottoponendosi al macchinario per l’epilazione Finiti a processo la collaboratrice e l’allora direttore sanitario del centro medico
Bonaventura Monfalcone-15.07.2016 Medicenter-Ronchi dei Legionari-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-15.07.2016 Medicenter-Ronchi dei Legionari-foto di Katia Bonaventura



Il macchinario per l’epilazione aveva provocato irritazioni e piccole lesioni al viso. È quanto sostiene la cliente che anche quel giorno s’era sottoposta alla seduta, al Medicenter di Ronchi dei Legionari. Il Centro rappresenta un riferimento per una vasta gamma di trattamenti medici e vanta professionalità di riconosciuto livello e capacità.

I fatti in questione risalgono al 2015. La giovane cliente aveva presentato denuncia, in ordine alle lesioni, ma anche all’utilizzo dello stesso macchinario, preso a noleggio proprio per questa tipologia di trattamenti. A eseguire la seduta di epilazione era stata un’estetista, collaboratrice del Centro, figura professionale non abilitata. L’ipotesi di accusa è infatti relativa all’esercizio abusivo della professione, considerato che il macchinario doveva essere gestito esclusivamente da personale medico.

A processo oltre all’estetista è finito anche l’allora direttore sanitario del Medicenter, che avrebbe dovuto controllare affinché l’utilizzo del macchinario fosse stato eseguito da un medico. La cliente s’è costituita parte civile. Dal procedimento è stata poi stralciata la posizione della collaboratrice, che, difesa dall’avvocato Andrea Aluisi, ha patteggiato la pena. È pertanto rimasto in piedi il processo nei confronti del direttore sanitario dell’epoca, sempre rappresentato dall’avvocato Aluisi, davanti al giudice monocratico Fabrizia De Vincenzi. La giovane, dunque, era andata al Medicenter per sottoporsi alla seduta di epilazione del viso. Aveva già effettuato una serie di trattamenti, senza problematiche o conseguenze di sorta, come è emerso a processo. La tecnologia si basa sostanzialmente sulla distruzione del bulbo pilifero attraverso il calore. Ma quel giorno la seduta non era andata come ci si aspettava. La donna, secondo quanto ha denunciato, dopo il trattamento aveva accusato bruciore al viso, riscontrando le irritazioni e le piccole lesioni al volto.

Nel corso delle indagini erano stati eseguiti gli accertamenti sul macchinario in questione, nonché le verifiche in ordine all’operatore che lo aveva utilizzato durante la seduta. Nella stessa tesi accusatoria è stato sostenuto che il macchinario era stato usato da una collaboratrice del Medicenter che non aveva la competenza per gestire l’apparecchiatura, appannaggio solo del personale medico. Durante il dibattimento in corso la difesa ha sostenuto che il direttore sanitario non avrebbe potuto essere al corrente di quanto è poi accaduto: «Il Centro è caratterizzato da decine di laboratori e locale dedicati alle diverse attività mediche – ha osservato l’avvocato Aluisi –, pertanto non può controllare l’intera attività che viene svolta, né ha l’obbligo di essere presente ad ogni trattamento medico che viene eseguito». Oggi, al Tribunale di Gorizia, nuova udienza, davanti al giudice De Vincenzi. È prevista la deposizioni di testi presentati dall’accusa e dalla parte civile.—



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