Trieste, "Pedocin" ridotto per tutto l’inverno E scatta la rivolta

Il Comune cambia le regole e apre solo due giorni su sette. Habituè sulle barricate. «Giù le mani da questa istituzione»
Al Pedocin in inverno (Lasorte)
Al Pedocin in inverno (Lasorte)

TRIESTE «Giù le mani dal "Pedocin". Siamo un’istituzione europea. Un museo». Il bagno più popolare del Vecchio continente è sul piede di guerra. Dal primo dicembre è stata decisa, senza consultare nessuno, l’apertura del bagno comunale “Alla Lanterna” esclusivamente il martedì e il venerdì (dalle 9 alle 15). Fino a marzo.

 

 

Una cosa mai successa in più di 100 anni di storia. E oggi, venerdì, alle 13, si è tenuta un’assemblea per decidere le forme di protesta e organizzare la rivolta contro la decisione dell’amministrazione comunale di Roberto Dipiazza.

 

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Il provvedimento, di competenza dell’assessore allo Sport Giorgio Rossi, è già in vigore. «Come l’hanno fatto possono anche ritirarlo», spiega uno dei frequentatori invernali del Pedocin. Hanno già raccolto più di cento firme e sono pronti a mobilitare l’intera città.

Nel 2013, solo l’annuncio di una possibile chiusura invernale del Bagno Alla Lanterna da parte dell’allora sindaco Roberto Cosolini produsse 800 firme e una retromarcia immediata da quella che era solo un’intenzione.

«Cercherò di tenere aperto il "Pedocin" anche d’inverno - si affrettò subito a dichiarare Cosolini - visto che è una tradizione della triestinità. Farò di tutto per garantire anche lo stabilimento balneare sotto la neve». E questo nonostante i numeri diffusi non fossero esaltanti. Nell’inverno 2012-2013 c’erano stati 188 accessi tra novembre e febbraio.

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«La Lanterna rappresenta un punto di riferimento per molte persone anziane che altrimenti si troverebbero sole e in preda alla depressione», dichiarò una delle promotrici della raccolta di firme nel 2013. Ed è così ancora oggi. A frequentarlo ci sono anche molte fan della tintarella invernale che vanno nella pausa pranzo per mantenere l’abbronzatura al volto. Ora, invece, la giunta di centrodestra ha messo i frequentatori del Pedocin di fronte al fatto compiuto.

«E metti che il martedì e il venerdì piove, mentre il lunedì e il mercoledì è bel tempo. È una cosa assurda», spiegano i promotori della rivolta contro l’apertura solo due giorni la settimana. Il "Pedocin", pioggia o neve, è sempre rimasto aperto, meno la domenica.

«Non è mai successo che il bagno venga chiuso d’inverno. Così come la giunta ha deciso può anche cambiare idea».Così oggi scatta l’assemblea e la protesta in attesa di incontrare Rossi, assessore ai bagni e alla cultura.

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La cosa che non va giù ai frequentatori invernali dei bagni è di non essere stati neppure avvisati. «Nessuno ci ha detto niente. In campagna elettorale Dipiazza ha assicurato che prima di fare qualsiasi cosa avrebbe interpellato la cittadinanza».

Molti del "Pedocin" l’hanno sicuramente votato. Nel 2010 Dipiazza, al secondo mandato, rischiò già una rivolta per avere portato il prezzo dell’ingresso al Pedocin da 80 centesimi a un euro. Nel maggio 2009, all’inaugurazione del bagno appena ristrutturato, Dipiazza ebbe parole d’elogio: «Quando vado in giro per l’Italia c’è qualcuno che mi chiede del "Pedocin". Questa è una delle tante fantastiche tradizioni di questa città».

Il bagno “Alla Lanterna” è l’erede del bagno “Fontana” abbattuto nel 1908. È l’unico stabilimento balneare europeo ad essere diviso in due zone separate da un muro: da una parte gli uomini e dall’altra le donne e i bambini fino ai 12 anni. Una cosa del genere non può chiudere. Neppure per neve.

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