Un cinese su due non ha il permesso di soggiorno
L’Ismu: irregolare il 15,8% degli stranieri in provincia. In costante aumento gli immigrati

Il 15,8 per cento degli stranieri presenti nella nostra provincia è irregolare: 10,5 ogni mille abitanti. E a Trieste a farla da padroni tra i clandestini sono i cinesi che raggiungono una percentuale di irregolarità del 57,8 per cento, superando di gran lunga quella registrata nelle altre città italiane pari al 28 per cento. In parole povere, oltre la metà dei cinesi che vediamo girare per città, soprattutto tra le vie del Borgo Teresiano, non ha il permesso di soggiorno.
È questa la situazione fotografata dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) su dati del ministero dell'Interno e dell'Istat. Un'indagine che oltre a fornire i dati aggiornati sulla presenza degli stranieri in Italia, traccia anche la mappa degli insediamenti delle comunità non regolari provincia per provincia.
Trieste, assieme a Terni, si presenta come l'unica città italiana nella quale il tasso di clandestinità dei cinesi supera il 50 per cento. Nemmeno a Prato, regno degli occhi a mandorla per eccellenza viste le decine e decine di fabbriche impiegate nella duplicazione di capi d'abbigliamento ed accessori firmati, si raggiungono questi livelli.
A loro favore gioca la fisionomia, per noi occidentali di difficile identificazione. Le loro fotografie sui documenti di riconoscimento sono per lo più, ai nostri occhi, tutte simili tra di loro.
L'indagine Ismu rivela inoltre una presenza di stranieri nella nostra provincia in netta crescita. In due anni è stato registrato un aumento del 30 per cento soprattutto dopo l'entrata della Romania nell'Unione europea. I cittadini provenienti dal Paese per anni sotto la dittatura di Nicolae Ceausescu, dal 2006 ad oggi sono praticamente triplicati.
La loro comunità locale ora si sta stabilizzando, di mese in mese i numeri non variano particolarmente mentre i flussi in crescita risultano quelli provenienti dall'Albania, dall'India, dal Bangladesh, dalla Turchia, dalla Croazia, dalle Filippine o dal Camerun.
La comunità straniera più nutrita nella nostra città è quella proveniente da Serbia e Montenegro. Una comunità che, tranne rare eccezioni, si è ben integrata anche dal punto di vista economico insediandosi sul nostro territorio con aziende, imprese di costruzioni, negozi e locali pubblici. Di più difficile integrazione risultano gli albanesi per lo più impiegati in lavori di manovalanza o, nel caso delle donne, nell'assistenza alla persona.
Tra gli insediamenti più numerosi si registrano inoltre quelli croati, turchi, macedoni, inglesi e tedeschi.
Un trend in netta crescita quello degli stranieri a Trieste, che rispecchia l'andamento dei flussi a livello nazionale. Ben diverso invece l'aspetto che riguarda i tassi di clandestinità.
Il «censimento» degli irregolari sul territorio nazionale redatto sulla base delle 724 mila domande presentate per il decreto flussi 2007 e messo a punto dal dipartimento di Demografia dell'Università Milano Bicocca per «Il Sole 24 Ore» e per la Fondazione Ismu rivela poi che le dieci città con una più alta densità di immigrazione, ovvero con il maggior numero di irregolari ogni mille abitanti, sono al Nord. La palma va a Brescia seguita da Mantova.
Se si prende invece in esame il tasso di clandestinità, vale a dire quante sono le persone prive di permesso di soggiorno ogni cento immigrati presenti, la graduatoria si capovolge: al top salgono le città del Mezzogiorno, con Crotone e Messina in testa.
Un rapporto che fotografa bene da un lato il fenomeno delle centinaia e centinaia di sbarchi nelle coste del Sud, dall'altro il successivo trasferimento di molte persone nelle città del Nord alla ricerca di una collocazione.
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