La grande fuga dal vaccino trivalente

In drastico calo il numero dei bimbi sottoposti a profilassi contro morbillo, rosolia e orecchioni. L’allarme degli esperti
Un bambino mentre viene vaccinato
Un bambino mentre viene vaccinato

«Se sempre più genitori decideranno di non far vaccinare i propri figli, l'insorgenza di focolai epidemici di morbillo in città sarà solo una questione di tempo». A lanciare l'allarme è Fulvio Zorzut, direttore del servizio Igiene Sanità Pubblica dell’Azienda sanitaria, che non usa troppi giri di parole nel descrivere un fenomeno che, a Trieste, negli ultimi anni sta assumendo dei contorni preoccupanti. Parliamo del vistoso calo del vaccino trivalente che riguarda, oltre al morbillo, anche rosolia e orecchioni. Un dato su tutti: in città nel 2014 la popolazione pediatrica fino a 24 mesi è stata vaccinata appena all'81 per cento. Un picco negativo che segue un trend decrescente iniziato negli ultimi anni (dal 2010 per l'esattezza), dove la percentuale è calata dall'89-90 per cento fino al valore attuale.

«Siamo di fronte ad una situazione preoccupante soprattutto per quel che riguarda la malattia del morbillo, dove, se la copertura di vaccinazione scende sotto il 90-95 per cento della popolazione pediatrica, aumenta il pericolo di epidemie - spiega Zorzut -. Si tratta di una malattia infettiva altamente contagiosa che, al di sotto dei 5 anni di età, continua a rappresentare una delle principali cause di morte. Il dato dell'81 per cento incarna una percentuale estremamente insufficiente: questo significa che, se si continua di questo passo, ogni anno ci saranno 19 bambini su 100 non vaccinati e dunque suscettibili della malattia, che a quel punto potrebbe spostarsi in una fascia di età più adolescenziale, con un conseguente rischio di epidemia».

Tra i fattori che hanno contribuito ad un calo generale delle vaccinazioni sul territorio, c'è anche il presunto legame tra vaccino trivalente ed autismo: una correlazione che peraltro le ricerche scientifiche hanno dimostrato essere priva di fondamento. «La ricerca del medico britannico Andrew Wakefield è stata sconfessata pubblicamente e destituita di fondamento, tanto che la stessa rivista specializzata “Lancet” ha pubblicato la smentita completa delle conclusioni di questo studio - precisa Zorzut -. Non esistono dunque evidenze scientifiche per stabilire che il vaccino provochi la sindrome, ma solo la sequenzialità casuale ed imprevedibile di una malattia come l'autismo che normalmente fa il suo esordio nei primi 6 anni di vita. Il problema però è più generale e riguarda una sorta di disorientamento da parte dell'opinione pubblica dovuto ad una serie di informazioni allarmistiche che circolano in rete e che creano un senso di sconcerto, insicurezza e perplessità nella popolazione. A testimonianza di questo - continua Zorzut - c'è il fatto che esiste un calo transgenerazionale delle vaccinazioni: a partire da quelle obbligatorie nei primi mesi di vita (poliomelite, difterite, epatite), passando appunto per il vaccino trivalente che rimane fortemente raccomandato, per continuare con i vaccini in età adolescenziale e per finire con quello anti influenzale che riguarda soprattutto gli over 65».

Le vaccinazioni contro il morbillo sono state praticate in Italia a partire dalla metà degli anni '90 ed hanno progressivamente ridotto i casi della malattia. In provincia di Trieste, negli anni Ottanta e Novanta, si contavano alcune centinaia di casi morbillo ogni anno (i picchi nell'83 con 1359 e nel '95 con 1447): numeri che, con il conseguente effetto del vaccino, sono stati progressivamente ridotti fino ad essere stati azzerati o quasi (0 casi sono stati registrati nel 2007-09-10-12). L’anno scorso i casi di morbillo in città sono stati 3. «Si tratta di un numero che può sembrare irrilevante, ma in realtà non è così - conclude Zorzut -. Per ritornare a quota zero dobbiamo assolutamente alzare la copertura delle vaccinazioni che deve rientrare almeno al 90 per cento, onde evitare l'insorgere di epidemie. In sostanza non bisogna diminuire l'attenzione e la fiducia nei confronti delle vaccinazioni, che non hanno bisogno di essere difese: anzi, sono proprio i vaccini a difenderci da una serie di malattie infettive che crediamo confinate al passato, ma che in realtà sono ancora in agguato».

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