Skopje, governo a pezzi: silurati due ministri

SKOPJE. È già notte a Skopje quando la notizia comincia a circolare. Alle 22 di martedì sera, due ministri del governo di Nikola Gruevski danno improvvisamente le dimissioni, così come il potente capo dei servizi segreti e cugino dello stesso primo ministro. Su Twitter, gli utenti rimbalzano l’informazione accompagnandola dall’hashtag “protestiram” (“io protesto”) e “ostavka” (“dimissioni”), mentre la televisione trasmette ancora le ultime immagini di Bayern Monaco-Barcellona. Nel vecchio bazar turco, dove i clienti continuano a gustare i loro cevapi, il sentimento più diffuso è lo stupore.
Gordana Jankulovska (Interni), Mile Janakieski (Trasporti e Comunicazioni) e, soprattutto, Sasho Mijalkov (Intelligence) sono tre persone chiave della squadra di Nikola Gruevski, il premier macedone. Tutti e tre occupano il loro posto da nove anni, dalle elezioni del 2006, e la loro partenza può significare una cosa sola: l’esecutivo è alle corde.
Mentre i media vicini al regime confermano le informazioni, su internet partono le speculazioni sulle ragioni della svolta. Jankulovska, Janakieski e Mijalkov sono tra le persone più coinvolte nelle intercettazioni telefoniche rivelate dall’opposizione. Il primo ministro cerca di liberarsi delle figure più impopolari per rimanere a galla? Probabilmente.
Altre voci parlano invece di un coinvolgimento di Mijalkov e dei suoi servizi nei fatti di Kumanovo. Il capo dell’intelligence macedone avrebbe avuto un ruolo, anche se indiretto, negli scontri che lo scorso fine settimana hanno fatto 37 feriti e 22 morti, di cui 8 agenti di polizia. Si è forse trattato di una messa in scena finita male? Impossibile dirlo con certezza: ufficialmente, il governo parla di un semplice rimpasto, perché dopo tanto tempo al potere i ministri “si stancano”. E Mijalkov spiega nella sua lettera di dimissioni indirizzata al cugino primo ministro che spera, con il suo generoso gesto, di risolvere la crisi politica «creata dall’opposizione».
In realtà, questa prima concessione del governo Gruevski è molto probabilmente il risultato dell’offensiva diplomatica di lunedì. All’ambasciata italiana, a due passi dalla gigantesca statua di Alessandro Magno che tanto ha indispettito la Grecia, il nostro rappresentante a Skopje, Ernesto Massimino Bellelli, mette le cose in chiaro. «Io e altri quattro ambasciatori abbiamo detto a Gruesvki che rischia l’isolamento diplomatico se non prende delle misure rapide riguardo alla libertà di stampa, allo stato di diritto e se non dà il via ad un’investigazione seria su quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche».
Anche se l’Italia non esige espressamente le dimissioni del primo ministro conservatore, il rimpasto di governo potrebbe non bastare a scongiurare una dura reazione della comunità internazionale. «Quello che sta succedendo in Macedonia è un gioco con diverse variabili. Alcune sono cambiate, valuteremo nei prossimi giorni se ciò è sufficiente a rimettere il paese sulla buona strada», afferma Bellelli.
Cosa pensa l’ambasciatore di ciò che è successo a Kumanovo? Le autorità di Skopje hanno davvero organizzato un finto attacco terroristico per sviare l’attenzione dalla crisi politica interna? «Non voglio nemmeno pensare che un governo possa decidere deliberatamente di pagare un tributo di sangue così alto», risponde Bellelli. «Certo è che le informazioni fornite dall’esecutivo sono opache e confuse, e nessuna autopsia è stata fatta per il momento».
Ieri, il Parlamento di Skopje ha approvato i due nuovi ministri. Agli Interni va Mitko Chavkov che dal 2013 Chavkov dirige il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, mentre il nuovo ministro dei Trasporti e delle Comunicazione è Vlado Misajlovski, che fino a poco tempo fa occupava il posto di Segretario di Stato nello stesso dicastero. Un cambiamento a dir poco gattopardiano per l’opposizione che reitera la sua richiesta: Gruevski deve lasciare. E a Skopje, le proteste continuano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo










