Tassa sulle barche Pericolo esodo dai marina locali

TRIESTE
C’è chi dovrà pagare 5 euro al giorno per la propria imbarcazione da 11 metri di lunghezza. E chi, invece, sarà chiamato a sborsarne 90 (sempre “giornalieri”) per il proprio scafo da oltre 24 metri. Dal 1° maggio del 2012, infatti, a meno di modifiche o stravolgimenti apportati nel prossimo futuro a livello parlamentare al decreto “salva-Italia”, in tutto il Paese le unità da diporto ferme in porti nazionali, in navigazione o ormeggiate in acque pubbliche (anche se in concessione a privati) saranno soggette alla tassa annuale di stazionamento, calcolata in una cifra abbinata a ogni singola giornata. Attenzione perché l’imposta prevista dal governo Monti tocca le imbarcazioni dai 10,01 metri in su: quelle di grandezza inferiore, natanti inclusi, invece no.
I proprietari, gli usufruttuari o gli utilizzatori della barca interessati dal provvedimento, insomma, pagheranno minimo minimo 1230 euro nel 2012: è il risultato della moltiplicazione per 246 giorni (dal 1° maggio al 31 dicembre) della quota di 5 euro stabilita per gli scafi di lunghezza compresa fra i 10,01 e i 12 metri. Ad anno pieno, nel 2013, salirà: 1825 euro, considerati tutti i 365 giorni. Più la barca è grande, poi, più la tassa salirà. Questo dice il decreto al suo articolo 16 (dal comma 2 al 10) “Disposizioni per la tassazione di auto di lusso, imbarcazioni ed aerei”.
Cosa accadrà a Trieste? Come si comporteranno quanti pagano l’ormeggio per la propria imbarcazione in uno dei marina o nei circoli nautici di quella che è città di velisti, di mare e della Barcolana, di fronte all’ulteriore “botta” annuale da migliaia di euro? Il rischio - denunciato dai responsabili di Porto San Rocco e del Marina San Giusto (come riferiamo qui a fianco) - è di un esodo verso le vicine acque di Slovenia e Croazia. Per gettare l’ancora e assicurare il proprio scafo a Capodistria, piuttosto che a Isola oppure a Pola. E quale sarà il possibile danno collegato per la cantieristica, per tutti coloro che svolgono manutenzioni o servizi nel campo della nautica: per l’indotto cioè? Il pericolo è di identica natura rispetto a quanto evidenziato dai benzinai triestini e goriziani sul tema carburanti, dopo l’incremento immediato sulle accise e il conseguente aumento di prezzo di benzina e gasolio.
Il decreto del governo Monti va a interessare i 392 proprietari di imbarcazioni di oltre 10 metri iscritte ai registri della Capitaneria di porto di Trieste. Così come i gestori dei marina, i titolari di aziende specializzate in piccole e grandi riparazioni. Nel dettaglio, oltre alla categoria da 5 euro, 8 sono gli euro al giorno per gli scafi dai 12,01 ai 14 metri, 10 euro da 14 a 17 metri, 30 euro tra 17,01 e 24 metri, 90 euro tra 24,01 e 34 metri. Si sale poi a 207 euro tra i 34,01 e 44 metri, a 372 per il gruppo 44,01-54 metri, a 521 per le unità dai 54,01 ai 64 metri, per arrivare ai 703 euro per le imbarcazioni con lunghezza superiore a 64 metri. Per omesso, ritardato o parziale pagamento è prevista una sanzione dal 200 al 300 per cento dell’importo non versato oltre al dovuto per la tassa stessa.
I dati forniti dalla Capitaneria di porto di Trieste raccontano che nella nostra provincia le barche a vela da 10,01 a 12 metri sono 193, mentre 82 quelle dai 12,01 ai 18 metri. Non se ne registrano di lunghezza superiore. Si contano invece 65 imbarcazioni a motore da 10,01 a 12 metri, 47 dai 12,01 ai 18 metri, 4 dai 18,01 ai 24 metri e una nave che i 24 li supera. La tassa è ridotta di metà per le unità a vela con motore ausiliario, mentre non si applica a quelle in area di rimessaggio per i giorni di effettiva permanenza nella stessa.
Lo scontento di molti proprietari di imbarcazioni e di appassionati del mare sono raccolte in una pagina Facebook – “Gli indignados della nautica” - che conta già 4.200 adesioni. Le associazioni di categoria nautiche a livello nazionale stanno agendo nelle sedi opportune con il governo per cercare di cambiare la sostanza del provvedimento. Il rischio infatti è che si vengano a creare situazioni assurde come l’equiparazione di una vecchia barca dal valore di 20mila euro a una nuova del valore di 200mila euro e comunque inferiore a un natante a motore del valore almeno quattro volte superiore, che invece non pagherebbe nulla.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








