Aperture dei negozi. Si fa strada la deroga per Trieste e Gorizia
Confcommercio, sindacati e Anci: no alle modifiche Oggi l’esecutivo esaminerà la norma
di Elena Orsi
di Elena Orsi

TRIESTE La «controriforma» del commercio, dopo il sì delle autonomie locali, va oggi all’esame della giunta regionale. Ma il suo cammino è tutt’altro che in discesa: il centrodestra si disunisce sulle aperture domenicali. Il Pdl, con i consiglieri regionali di Gorizia e Trieste in prima linea, propone una modifica tutt’altro che irrilevante: aperture domenicali «senza limiti», o quasi, nell’intero territorio comunale di Trieste e Gorizia. Una modifica che commercianti, sindacati e sindaci dell’Anci bocciano senz’appello.
L’EMENDAMENTO
A portare avanti la battaglia per un emendamento al disegno di legge che raccolga le richieste dei Comuni di Gorizia e Trieste, sottraendoli al vincolo delle 29 aperture domenicali massime, è il presidente della prima commissione consiliare, Gaetano Valenti. Ma la sua non è una battaglia solitaria: «Ho già parlato con colleghi e rappresentanti politici di Trieste e Gorizia». Non a caso, sin d’ora, il capogruppo del Pdl Daniele Galasso riconosce che «una riflessione è auspicabile». Valenti ritiene indispensabile cambiare il ddl a firma Luca Ciriani: «In forza dei principi liberali che contraddistinguono il nostro partito ritengo sia opportuno individuare un numero minimo di aperture domenicali e, in chiave federalista, dare la possibilità ai Comuni, in particolare a quelli come Trieste e Gorizia, di decidere ulteriori aperture in accordo con le associazioni dei commercianti e dei consumatori». L’emendamento, anticipa lo stesso Valenti, coinvolgerà l’intera maggioranza: «I contatti ci sono già».
IL CENTRODESTRA
E in effetti, sin d’ora, l’Udc dà il via libera, chiedendo di ampliare i cosidetti centri turistici, includendovi altri comuni come Trieste. La maggioranza, però, non è coesa. Franco Baritussio, vicecapogruppo del Pdl, è prudente: «Discorso prematuro. Ne parleremo in gruppo». La Lega alza le barricate: «Seguire la Slovenia sulla strada della deregulation non è la scelta giusta. Noi siamo dalla parte del negozio di vicinato, non dei grandi centri commerciali» afferma Federico Razzini. Dicendosi disponibile al massimo a un ragionamento sullo status di «città turistica» per la zona centrale di Gorizia.
LE CATEGORIE
Un secco no a «deroghe» per Trieste e Gorizia arriva dai sindacati e da Confcommercio che difendono il ddl. «Riteniamo che la proposta Ciriani sia ottima – spiega Paolo Mezzorana (Cisl) – e che un territorio non può far pesare i suoi problemi a livello regionale». Il segretario generale della Cisl Giovanni Fania, contestando le dichiarazioni «puramente lucrative» di chi teme la concorrenza slovena, dice no all’estensione delle aperture domenicali «perché così non si fa altro che smorzare i risultati conquistati attraverso l’azione sindacale e la partecipazione dei lavoratori». Secondo Franco Barera (Cgil) «le 29 domeniche complessive di aperture previste sono più che sufficienti. Del tutto strumentali le argomentazioni di chi invoca un innalzamento di quel tetto per arginare la concorrenza di Slovenia o Veneto». Paolo Duriavig (Fisascat), a sua volta, chiede una rapida approvazione del ddl. Anche il presidente di Confcommercio, Giuseppe Pavan, dice no alle resistenze di Trieste e di Gorizia: «È sorprendente che solo questi due Comuni stiano minando un principio che pare largamente condiviso. Concedere deroghe creerebbe un precedente tale da intaccare il principio della legge, che è quello di restituire ai lavoratori domeniche dedicate al riposo e alla famiglia».
L’ANCI
Pieno sostegno al ddl Ciriani anche dai sindaci dell’Anci: «È l’unica proposta in grado di riequilibrare una situazione difficile da gestire. Non sono tollerabili deroghe nemmeno per una città con due municipi e due stati come Gorizia». Aggiunge Nerio Belfanti, vice presidente vicario: «L’impostazione dell’assessore Ciriani è equilibrata e media gli interessi presenti in tutta la regione. Ora ci attende un periodo di verifica, poi vedremo». Conclude Gianfranco Pizzolitto, presidente dell’Anci: «La proposta Ciriani è di mediazione e di buon senso. Le richieste di deroghe non sono accoglibili perché riaprirebbero il discorso alla liberalizzazione complessiva».
Argomenti:commercio
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