Barcola, Campo Marzio, Rive Un “tour” a tappe di 14 anni
Dal punto di vista storico il Parco del mare ricorda un po’ la vicenda recentemente capitata alla Seleco, contraddistinta dal continuo rimbalzo da un sito all’altro, da Porto vecchio al Carso. Dal punto di vista letterario richiama l’albero di Bertoldo. Dal punto di vista scaramantico l’idea del Parco nasce da una sconfitta, quella subìta nell’autunno 2004 a Parigi sulla candidatura all’Expo tematico in onda nel 2008: a lanciare la revanche è il presidente camerale Antonio Paoletti, che in seguito avrebbe continuato a essere il più convinto assertore del progetto.
Dalla metà del primo decennio Duemila parte il rally tra le possibili sedi del Parco, ben presto incarnatosi in un Acquario di dimensioni continentali. Prima scelta è il terrapieno di Barcola, oggi trasformato in parcheggio, ma allora viene coinvolto in un’inchiesta ambientale, quindi è abbandonato come ipotesi progettuale per ospitare una grande attrattiva turistica.
Il progetto si sposta da Barcola a Campo Marzio, dove l’Acquario sembra candidato a prendere il posto del Mercato ortofrutticolo: siamo nel 2006, questa prospettiva dura un biennio. Poi evapora perché liberare l’area di Campo Marzio non è così agevole come in un primo tempo pareva.
Giungiamo così alla terza casella topografica. Questa volta il Parco non deve fare molta strada, perché viene trasferito in un punto indistinto tra l’ex Magazzino Vini (non ancora redento), l’area ex piscina Bianchi, l’ex Pescheria. Corre l’anno 2009 e il compianto assessore al Bilancio comunale, Gianni Ravidà, fa un po’ di conti, dai quali rileva che, per stare economicamente in piedi, il Parco ha bisogno di 900 mila visitatori all’anno e di 2.500 tickets al giorno.
L’anno successivo Dipiazza taglia il nodo gordiano: cifre di quel tipo non sono digeribili per Trieste, i costi di manutenzione non sopportabili, ergo al massimo è possibile realizzare qualche vasca per pesci all’interno dell’ex Pescheria.
Il Parco del mare viene così messo in congelatore fino al 2012, quando il nuovo sindaco di centrosinistra Roberto Cosolini rilancia il progetto tornando a individuare Campo Marzio quale possibile ospite. Ma la resilienza del Mercato ortofrutticolo stoppa ancora l’Acquario paolettiano, che non si rassegna: nel 2013 attraversa la Sacchetta, supera la Diga foranea, approda in Porto vecchio dove sogna di accasarsi nei magazzini 3-4 in concessione alla Greensisam di Pierluigi Maneschi. Il vicepresidente della Regione a guida Serracchiani, Sergio Bolzonello, sentenzia: «Neanche un euro, progetto inattuabile».
Nel 2014 il Parco del mare riattraversa lo specchio d’acqua davanti alle Rive e sbarca sotto la Lanterna all’ex Cartubi, che avrebbe dovuto essere trasformata in scalo nautico dalla società pubblica Porto Lido. Il resto è storia odierna. —
MAGR
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