Camerieri e cuochi scarseggiano via libera ad altri 3 mila stranieri

Lo ha deciso il governo. I sindacati polemici: non risolveremo nulla a fronte dell’esodo dei giovani all’estero. Gli stipendi troppo bassi invitano a migrare



La stagione turistica inizia in Istria e in Dalmazia in un contesto critico di mancanza di manodopera e i sindacati e i datori di lavoro già alzano la voce contro il governo centrale. Quest’anno, la Croazia autorizzerà oltre 65 mila stranieri a lavorare nel Paese, contro i 38 mila dell’anno scorso e questo perché mancano soprattutto camerieri, baristi e cuochi per l’estate.

Ma se da un lato il governo ha annunciato ancora questa settimana che queste quote saranno nuovamente riviste al rialzo (altri 3 mila stranieri sono stati autorizzati a lavorare, di cui 2 mila nel settore turistico), le associazioni di categoria e la Camera di commercio parlano di «palliativi» e di «soluzioni a breve termine» che non risolvono il problema principale: in Croazia manca manodopera, perché i croati partono in massa all’estero. Ad esprimersi con durezza contro il governo centrale, è stato, questa settimana a Pola, il Sindacato dell’Istria, del Quarnero e della Dalmazia. La sua presidente, Marina Cvitić, ha invitato il governo a «fermare innanzitutto le partenze massive dei lavoratori croati» e a fare in modo che chi rientra in patria «trovi migliori opportunità e salari più alti», altrimenti - avverte Cvitić - «si perde il senso stesso del turismo croato». Per la sindacalista istriana, «i proprietari delle imprese turistiche croate sono spesso stranieri, i loro dipendenti sono stranieri, i loro profitti vanno all’estero, i loro salari vanno all’estero». Insomma, importando personale per coprire le mancanze causate dall’emigrazione, si rischierebbe di fare del turismo croato un business perlopiù straniero.

Non la pensa così la Camera di commercio croata (Hgk), comunque critica nei confronti dell’esecutivo. A inizio settimana, il presidente dell’Hgk, Luka Burilović, ha avvertito che dinanzi alla gravità della situazione, le quote imposte ai lavoratori stranieri dovrebbero essere semplicemente abolite. Secondo uno studio della stessa camera di commercio, in effetti, 500 mila lavoratori hanno già lasciato la Croazia negli ultimi dieci anni e nel 2051, il numero di persone in età da lavoro scenderà da 2,8 milioni a 1,8 milioni. «Quest’anno, il Pil della Croazia tornerà ai livelli anteriori alla crisi del 2008 - ha dichiarato Burilović - ma il dato più preoccupante è che il numero degli impiegati, nonostante questa solida crescita economica, rimane inferiore di 100 mila unità al livello del 2008».

Insomma, nonostante il governo abbia ceduto alle pressioni dei datori di lavoro autorizzando l’ingresso di altri 3 mila lavoratori stranieri supplementari, queste misure potrebbero non bastare. L’ingresso della Croazia (2013) e la fine delle restrizioni al mercato del lavoro in Germania (2015) hanno reso l’emigrazione più appetibile per i disoccupati croati, che la preferiscono ad un impiego stagionale in Istria e sulla costa, dove le condizioni di lavoro sono meno interessanti. Lo stipendio medio nel settore del turismo oscilla attorno ai 700 euro netti, contro i circa 850 euro che rappresentano la media nazionale nei vari settori. Secondo Eduard Andrić, presidente del Sindacato dei servizi turistici e commerciali, «l’unico modo per mantenere i giovani in Croazia è aumentare i salari». —



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