Caos in Albania, il governo di Rama punta a destituire il capo dello Stato

Albania, siamo alla resa dei conti. La lunga guerra tra il governo guidato dal premier socialista Edi Rama e l’opposizione capitanata dal leader del Partito democratico Lulzim Basha, con le manifestazioni di piazza che si protraggono da mesi, è oramai a una svolta.
Rama è finito sotto scacco per mano del presidente della Repubblica Ilir Meta che ha annullato le elezioni amministrative del prossimo 30 giugno vista la situazione politica estremamente tesa del Paese. Ora Rama vuole scalzarlo dalla sua carica, ma non sarà facile. Anche perché l’idillio con Rama, con cui era iniziata la presidenza di Meta, è oramai finito da tempo con il “divorzio” tra il partito del premier e il Movimento socialista per l’integrazione guidato, guarda il caso, dalla moglie del capo dello Stato, Monika Kryemadhi.
Ma c’è molto di più. Siamo di fronte a una profonda crisi istituzionale dell’Albania che, lo ricordiamo, assieme alla Macedonia del Nord sta per ricevere il via libera per i negoziati di adesione all’Unione europea. Ma la vicenda va raccontata con ordine. La maggioranza albanese del premier socialista Edi Rama ha annunciato ieri di aver deciso l'avvio delle procedure per la rimozione del presidente della Repubblica Ilir Meta, a seguito della sua decisione di annullare la data delle amministrative del 30 giugno. L’anatema è stato lanciato dal sottosegretario per le Relazioni con il parlamento Elisa Spiropali.
Secondo la maggioranza, annullando la data delle elezioni, Meta avrebbe commesso «un atto brutale nei confronti della Repubblica», ha ribadito Spiropali, secondo la quale le procedure di rimozione saranno avviate già nella seduta del prossimo giovedì. Già domenica Rama aveva dichiarato che «politicamente il suo atto equivale a un suicidio, legalmente non vale nulla e moralmente è una vergogna. Meta ha perso il diritto di restare nell'incarico di Capo dello Stato», ha avvertito il premier, affermando che «le amministrative saranno svolte nel giorno prestabilito».
La decisione di Meta, come abbiamo detto, giunge a seguito del boicottaggio delle amministrative da parte dell'opposizione di centrodestra guidata da Lulzim Basha che dallo scorso febbraio si è dimessa dal Parlamento sollecitando, tramite proteste di piazza, le dimissioni di Rama e la formazione di un governo transitorio che prepari le elezioni anticipate. Secondo il Capo dello Stato «l'attuale situazione non permette lo svolgimento di vere e reali elezioni. Il Paese sta andando verso un processo con un unico partito», ha sostenuto Meta, invitando le forze politiche a «riprendere urgentemente il dialogo politico».
La rimozione del presidente della Repubblica potrebbe essere approvata con almeno due terzi del parlamento (94 seggi su 140 di cui è composto). La maggioranza controlla invece 78 seggi, mentre alla fine dovrebbe essere la Corte costituzionale a convalidare la decisione del Parlamento. Ma al momento la Corte non è in funzione, poichè rimasta con un solo membro, mentre gli altri 8 si sono dimessi o rimossi nell'ambito della rivalutazione dei magistrati, un processo teso a ripulire il sistema dai giudici corrotti e sospettati di legami con la criminalità.
Legami tra politici al potere e i principali boss della mafia albanese che hanno avuto nei giorni scorsi un’ulteriore prova che sicuramente avrà influenzato il presidente Meta nella sua decisione. Il tabloid tedesco Bild ha pubblicato la scorsa settimana sei conversazioni telefoniche intercettate da un file noto nei media per il suo numero 339, apparentemente trapelato nel corso di un processo che si sta svolgendo in Albania a carico di un boss della mafia.
Nelle conversazioni, Astrit Avdylaj, famigerata figura della malavita di Shijak, nel centro dell'Albania, arrestato nell'ottobre 2018 sulle accuse di traffico di droga, parla delle prossime elezioni (politiche) con due sindaci del Partito socialista e diversi altri funzionari socialisti. In due di queste si capisce chiaramente che Avdylaj ha proposto di organizzare il sostegno per far eleggere Ilir Ndraxhi come deputato socialista per l'area di Durazzo.
Secondo l’intercettazione, Avdylaj aveva fatto pressioni su diverse figure chiave del Partito socialista nella regione di Durazzo per ottenere Ndraxhi nella lista, promettendo di lavorare duro per ottenere un risultato elettorale positivo per lui. Ndraxhi si classificò al quarto posto nella lista dei partiti di Durazzo e diventò un deputato. Lulzim Basha, capo dell’opposizione ha immediatamente chiesto le dimissioni di Rama. —
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