Così i cormonesi si mobilitarono per soccorrere il Friuli devastato

la storia
Il giorno in cui Cormons si mobilitò per la popolazione di Lusevera. Il 7 maggio 1976, all’indomani del terribile sisma che colpì il Friuli, è una data che resta impressa nella memoria di molti nella cittadina collinare: non come la data immediatamente precedente, quella in cui il mondo cambiò per sempre in tanti, tantissimi Comuni nella zona del Gemonese. Ma il 7 maggio fu il giorno della solidarietà e di un’amicizia diventata, se possibile, ancora più solida mentre tutto era appena caduto a pezzi: il Comune di Cormons, infatti, sin dalle prime ore del mattino mise in moto la propria macchina organizzativa per aiutare un municipio con cui esisteva da tempo un rapporto di scambio e affetto, quello di Lusevera, nell’epicentro della catastrofe. Centinaia di cormonesi, quel giorno, con una coordinazione senza precedenti partirono con le proprie vetture verso la sfortunata realtà dell’Alto Friuli.
Il primo a sottolineare l’operato di questi volontari cormonesi è stato l’assessore alle politiche giovanili Massimo Falato, che con un post sui social ha ricordato come «allora non esisteva la Protezione civile: ma ci furono angeli alpini, carabinieri, vigili del fuoco, boyscouts, cittadini, preti, infermieri che corsero ad aiutare. Tra questi, ricordiamo i tanti cormonesi che unirono le loro braccia ed il loro cuore per aiutare chi soffriva».
A ricostruire la generosità che i cormonesi dimostrarono in quell’occasione è il giornalista Franco Femia: «Alcuni giovani cormonesi partirono per le zone colpite in modo più disastroso dal sisma già nei minuti successivi alla catastrofe – ricorda – furono molti coloro che presero le proprie auto e si recarono sul posto per dare una mano».
C’era innanzitutto bisogno di chi avesse macchinari radio: «Erano saltati tutti i collegamenti telefonici – sottolinea – e dall’Ospedale di Udine chiedevano a tutti coloro che possedessero un dispositivo radiomobile di agevolare i soccorsi facendo da ponte per le ambulanze: il cormonese Rino Kocina era tra coloro che avevano questo tipo di macchinario, e ci recammo quindi sul posto. Arrivammo ad Osoppo, era tutto distrutto: passammo lì la notte. C’era chi scavava nel buio più completo, soldati che cercavano di fornire un supporto logistico, cellule fotoelettriche che illuminavano la notte».
Proprio in quei frangenti si capì l’entità del disastro e dal mattino successivo il Comune di Cormons scelse di attivarsi prendendo a cuore la situazione della cittadina amica di Lusevera: «Furono centinaia i cormonesi che – continua Femia – si recarono a fornire il proprio aiuto, di ogni tipo: da azioni di coordinamento alla consegna di alimenti, fino a gesti anche di supporto quotidiano a seconda delle proprie abilità». Ci fu infatti anche chi, barbiere, andò a prestare la propria opera volontaria di taglio dei capelli. E poi decine di associazioni che prestarono aiuto di ogni genere, come gli scout, che si concentrarono però sulla zona di Chiusaforte. –
M. F.
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