Difendersi dai ciarlatani del ventunesimo secolo

Attenzione alle informazioni pseudo-scientifiche sul web e ai talk show televisivi dove è il più comunicativo, e non il più colto, a vincere il dibattito

All'inizio del 1900 negli Stati Uniti esisteva un fiorente mercato di quelli che oggi chiameremmo "farmaci alternativi". La Mistura di Dill curava il diabete, il Trattamento di Peebles l'epilessia, il Rimedio del Dr. Shoop la difterite.

Il Liquozone (una improbabile mistura di acido solforico e solforoso) aveva effetti terapeutici per asma, bronchite, dissenteria, eczema, calcoli alla cistifellea, febbre da fieno e tubercolosi. Il Cibo per la Mente di Harper faceva diventare più furbi, il Ripristino dei Nervi del dottor Kline calmava l'ansia, le pillole di Wendell facevano avere più successo e l'unguento del Dr. Berry riduceva le lentiggini. Le Gocce di Becket aumentavano la potenza sessuale.

Perché oggi sorridiamo di queste rimedi? Semplicemente perché la medicina ufficiale nel frattempo ha saputo proporre terapie efficaci per queste malattie. Vaccini, antibiotici, ansiolitici, cortisonici e tanti altri farmaci oggi rendono le boccette di quei tempi souvenir pregiati per antiquari.

Ma che differenza c'è tra la spontanea creduloneria dei nostri nonni e quella delle decine di persone che hanno seguito le chimere del trattamento di Stamina in Georgia? O del medico pugliese che ha lasciato morire il proprio figlio di polmonite ostinandosi a curarlo con l'omeopatia?

O dei genitori veneti che hanno perso una figlia, con una leucemia, trattandola con il cosiddetto metodo Hamer? E che differenza c'è tra i ciarlatani di quei tempi e i ciarlatani moderni che propugnano queste false terapie? O con i pediatri che non vaccinano in base a non si sa che principio? Di fatto, è sempre l'ignoranza che consente la diffusione di questi comportamenti. Ma se cento anni fa l'ignoranza era causata dall'inevitabilmente scarsa cultura medica, oggi invece è sostenuta da fenomeni del tutto nuovi e preoccupanti.

Questi comprendono la ridondanza di informazioni fasulle sul web, l'uso fintamente democratico dei social, in cui ogni opinione ha lo stesso peso, e la cultura dei talk show televisivi, dove è il più comunicativo, e non il più colto, a vincere il dibattito. Ma la scienza, ahimè, non è democratica: chi conosce di più dovrebbe anche essere di più ascoltato.

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