I russi: Trieste leader nelle funi d’acciaio

Il gruppo Severstal (Ferriera): investimenti per 100 milioni, primo polo mondiale
di Piero Rauber
Il magnate Modarshov
Il magnate Modarshov
Dalla siderurgia tradizionale della Ferriera alla lavorazione ultratecnologica dell’acciaio sul lato sud del Canale navigabile. Il gruppo Severstal del magnate Mordashov passa dalle indiscrezioni agli annunci. Punta, sviluppando un progetto con la sua controllata Metiz a fare di Trieste - entro un anno e con uno start-up da 5 milioni di euro - il primo polo mondiale per la produzione di funi giganti da trazione per trivelle petrolifere off-shore. Si tratta di bobine ad alto contenuto di carbonio, garanzia di resistenza meccanica, fino a 600 tonnellate contro le 300 attuali, esportabili solo via mare sfruttando fondali adeguati, come sono per l’appunto quelli triestini.


La conferma arriva da Brescia, dove ieri il Ceo, il «Chief Executive Officer» equivalente dell’amministratore delegato, Olga Naumova, ha presentato le nuove prospettive industriali alla luce dell’operazione finanziaria che ha fatto entrare nella galassia Severstal, di cui già fa parte Lucchini, la Redaelli. L’azienda di Cologno Monzese è leader nella produzione di funi in acciaio: ricavi per 66 milioni di euro, margine operativo lordo da 10,4 milioni e produzione di 15mila tonnellate l’anno.


La mission di Servestal in questo campo - hanno spiegato manager e delegati del colosso russo - è di «garantire il progressivo sviluppo della società», che comprende proprio l’avvio del primo polo mondiale di «funi giganti per trivelle off-shore» a Trieste. «Nei prossimi 5 anni - così la Naumova - stimiamo un aumento delle vendite di circa il 40% e intendiamo investire circa 100 milioni di euro in prodotti ad alto contenuto di carbonio».


Severstal-Metiz e Redaelli hanno già avviato un gruppo di lavoro. «Pensiamo di utilizzare fabbricati esistenti - ha precisato il managing director di Redaelli e consigliere del gruppo Lucchini Maurizio Prete - e prevediamo che tutto sarà a regime entro la metà del 2009. L’impianto oggi non esiste nel mondo, viene progettato da noi e ci porterà a livello di leadership mondiale. In un primo step saranno assunti 15-20 addetti per poi passare al raddoppio in un secondo tempo».


Tale impianto dovrebbe sorgere sul lato destro del Canale Navigabile visto dal mare, che oggi ospita il nuovo stabilimento Artoni, oltre a quelli di Medcon, Eurosteel e Autamarocchi, fino agli spazi ex Seastock. Le prime indiscrezioni dicono che per la fabbrica di funi giganti potrebbe essere acquistato o affittato un capannone da una delle aziende già presenti in loco, intenzionata però a delocalizzare parte delle proprie attività oltreconfine.


«Si tratta di una notizia molto positiva anche dal punto di vista simbolico - commenta l’assessore allo sviluppo economico Paolo Rovis - perché l’operazione, come quella di Artoni, ricade sul Sito inquinato d’interesse nazionale. Chissà che questo non diventi anche il segnale di un minore impegno sulla Ferriera a fronte di nuove strategie ecocompatibili».


«Fa piacere - gli fa eco il direttore generale di Assindustria Paolo Battilana - che quest’investimento riguardi il Sito inquinato. È un auspicio che sull’accordo di programma si possa intravvedere la luce molto presto, rinnovando così un’operazione di marketing territoriale per il settore della logistica, basato sull’interfaccia mare-terra».
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