Il commiato di Feresin «Una bella esperienza«

Ultimi giorni da sindaco e scatta il momento dei bilanci «Anni difficili e di crisi. Ma ho mantenuto le promesse»
Bumbaca Gorizia 29_12_2017 Inaugurazione 56 Bis © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 29_12_2017 Inaugurazione 56 Bis © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



«L’esperienza di sindaco del mio paese è stata sicuramente la più pregnante della mia vita».

È iniziato il conto alla rovescia per Elisabetta Feresin che, dopo due mandati, non sarà più sindaco di Mossa. E, oggi, traccia un bilancio di quell’esperienza difficile ma anche con parecchie soddisfazioni. «Gli anni di governo del Comune - ricorda - non sono stati i più facili in termini di amministrazione: ho guidato il Comune esattamente dall’inizio della crisi economica che ha comportato allo stesso tagli di risorse annuali sulle spese correnti. Siccome la promessa ai cittadini era di non ridurre la qualità dei servizi, né di aumentare le tasse, abbiamo preso alcune contromisure. Attraverso la mobilità di due unità operaie che hanno liberato risorse tali da “salvare” il bilancio comunale e attraverso la riduzione all’osso delle spese di funzionamento che ha costato tanti sacrifici al personale del Comune in particolare, sono riuscita a mantenere le promesse fatte agli elettori entrambe le volte. A queste difficoltà oggettive, si sono aggiunte le riforme istituzionali che, con la passata amministrazione regionale, hanno letteralmente “messo in ginocchio” le piccole comunità come la nostra: l’adesione obbligatoria all’Uti Collio Isonzo ha pesato in maniera significativa sull’operatività del Comune».

Prosegue Feresin: «Ho sempre considerato un buon amministratore quello che passa dalla partecipazione e dalla condivisione delle scelte importanti per il territorio. E ho cercato di interpretare tali scelte nel rispetto della volontà dei miei cittadini. A fare ciò, mi hanno aiutato tante persone speciali: tutti i consiglieri del primo e del secondo mandato, quelli della mia maggioranza e quelli della minoranza, che sempre tanto rispetto e amore hanno dimostrato nei confronti dell’organo del quale facevano parte e della comunità che hanno rappresentato».

Un grazie poi agli assessori («Prima dei magnifici amici, poi dei bravi collaboratori»), agli impiegati e tecnici del Comune, ai segretari comunali, ai revisori dei conti, senza dimenticare tutte le forze dell’ordine, ai sacerdoti che si sono succeduti, ai volontari delle associazioni e, forse prima di tutti, alla famiglia. «Se ora, con il senno di poi, dovessi dedicare la mia esperienza di sindaco a qualcuno, la dedicherei alle persone più deboli che ho conosciuto, a quelle che spesso non hanno avuto dalla vita grandi carezze ma che, paradossalmente, sono le più grandi in termini di spessore umano. A quelle persone che hanno affrontato la loro condizione di difficoltà con il coraggio e la forza che solo gli animi puri posseggono, va il mio sguardo più profondo e il mio grazie più sincero».

In ultimo, un saluto in friulano. «Vi saludi, come sindic, cunt una bussada». —



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