Il leghista Calligaris: «Il Pd pensa solo alle poltrone»

Per Antonio Calligaris, leghista e consigliere regionale, «al Pd interessa più la nomina del presidente dell’assemblea d’Ambito socioassistenziale che il suo funzionamento», infatti l’organismo si trova dal 2017 «in una situazione di paralisi», di «black out». Invece per Cristiana Morsolin, consigliere comunale de La Sinistra, con l’ultimo emendamento in piazza Oberdan – pietra dello scandalo additata ieri dal segretario provinciale dem Diego Moretti –, che ha cambiato le regole in corso, «si è dato il colpo di grazia» decretando la fine della «sussidiarietà tra i comuni» e dei «servizi omogenei per i cittadini». Insomma, è bagarre tra centrodestra e centrosinistra.

«Per quasi un anno – sostiene Calligaris – l’assemblea non si è riunita, con grandi difficoltà per la struttura stessa ad approvare il bilancio, mettendo così a rischio i progetti non in delega e facoltativi. I Comuni di sinistra, con l’eccezione di Turriaco, disertavano l’assemblea d’Ambito, esclusivamente per lo scontro politico tra Uti e Comune di Monfalcone, ente che gestisce con il proprio personale il servizio sociale». E non c’era modo neppure per «finanziare il trasporto di ragazzi disabili fuori provincia». Ora, con la disposizione «fortemente sostenuta» dallo stesso Calligaris, «sei Comuni, rappresentanti 28 mila cittadini, avranno 9 voti; e quattro Comuni, che rappresentano 45 mila persone, esprimeranno 13 voti per l’elezione del presidente e l’approvazione del regolamento interno». «Per inciso – precisa – si può prevedere tranquillamente il “voto per teste” per le normali deliberazioni». In questo modo «finalmente si potranno dare risposte concrete ai cittadini deboli del nostro territorio, evitando così di essere ostaggio dei giochi politici della sinistra». E tra l’altro, sempre a detta del leghista, «con votazione “democratica”, cioè per teste, i Comuni di sinistra imposero a tutti gli altri progetti di accoglienza diffusa di richiedenti asilo». Quanto infine all’altro emendamento, ribattezzato da Moretti salva-Asquini, la richiesta è «arrivata direttamente all’assessore Roberti da parte di molti Comuni che si trovano in difficoltà a comporre la giunta».

Per la prima cittadina Anna Cisint, invece, Moretti «sembra essere entrato in paranoia» se «ritiene che la giunta e il consiglio regionale legiferino solo in funzione delle richieste del sindaco di Monfalcone». «Di certo – arringa – nell’ultimo anno i provvedimenti della Regione hanno cambiato l’atteggiamento fortemente penalizzante verso la città del periodo della Serracchiani». E snocciola Uti, sanità, incentivazioni per le aziende in crisi, il piano regolatore portuale. «Finalmente – dice – siamo di fronte a un’amministrazione regionale sensibile e molto vicina alle istanze del territorio e questo contrasta con la visione politica di Moretti del tanto peggio, tanto meglio». Di diverso avviso Morsolin de La Sinistra: «L’emendamento sulle quote di genere dà ragione a chi diceva che c’era una violazione della norma sulla rappresentanza». «Mamma Regione» viene in soccorso «a Cisint che evidentemente non riesce a fare da sola la composizione della sua giunta e nello stesso tempo a rispettare le regole democratiche». «La violazione – sottolinea – c’era eccome e adesso non c’è più perché si è cambiata la legge: un sistema tipico del peggior centrodestra. È chiaro che il problema della rappresentanza di genere e più in generale dell’emancipazione delle donne poco interessa al centrodestra che vorrebbe farle ritornare nelle cucine del medioevo con buona pace di una sindaca donna che ormai si sente già “arrivata”». –

Ti. Ca.



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