Il Manifesto c’è in biblioteca «Ma la sua lettura è limitata»

Bonaventura Monfalcone-23.11.2016 Primo consiglio comunale-Cristiana Morsolin-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-23.11.2016 Primo consiglio comunale-Cristiana Morsolin-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



La bella notizia è che il quotidiano Il Manifesto è tornato nella biblioteca, dopo essere stato, insieme al cattolico Avvenire, a lungo censurato dall’amministrazione comunale che, nonostante una colletta dei cittadini, l’aveva dapprima “nascosto” agli utenti e poi dirottato all’Urp. La brutta è che il giornale di ispirazione comunista non può comunque essere letto liberamente come tutti gli altri, ma «deve essere richiesto al personale della biblioteca». È la posizione espressa da Cristiana Morsolin, consigliera comunale de La Sinistra che a riguardo ha presentato un’interrogazione invitando il sindaco Anna Maria Cisint a spiegare le motivazioni di questa nuova «discriminazione nei confronti di un quotidiano scomodo».

Il caso nel 2018 era finito alla ribalta delle cronache nazionali. Tant’è che a rompere l’impasse sulla questione mai risolta, c’è voluto l’accanimento di un 70enne libraio in pensione, che è intervenuto dalla provincia di Lucca, dove abita. L’ha fatto sollecitando la redazione del Manifesto a regalare un nuovo abbonamento alla biblioteca comunale di Monfalcone. Scrive Morsolin: «Indignato, come molti, per la grave limitazione della libertà di informazione agita dall’amministrazione comunale, questo signore si è attivato fin dalla Toscana e poi mi ha telefonato per comunicarmelo». Da qui la reazione di chi a più riprese si è recato nella biblioteca per appurare se il quotidiano fosse davvero comparso sugli scaffali. «Hanno così scoperto che, ancora una volta, ci sono delle limitazioni – recita l’interrogazione di Morsolin –. Infatti il giornale è a disposizione, ma solo su richiesta, e una volta terminata la lettura l’utente deve riconsegnarlo al bancone dove viene fatto “gelosamente” custodire». E giù con le domande. Morsolin chiede in forma scritta «perché le modalità di accesso ad alcuni quotidiani siano diversificate e farraginose rispetto a quelle consuete applicate agli altri». Ancora, se le motivazioni della scelta «sono tecniche o politiche». Per quanto riguarda infine il quotidiano Avvenire, indiscrezioni dicono che il Comune abbia rinnovato l’abbonamento «ma venerdì chi l’ha cercato in biblioteca non l’ha trovato» fa sapere Morsolin. –



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