Il rispetto dei diritti e dell’ambiente si prende la scena in piazza Cavana

l’evento
Il rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente fa letteralmente la parte del leone in piazza Cavana. In occasione della Giornata mondiale del Fair Trade, ieri si è svolta la terza edizione della Fiera del commercio equo e solidale del Friuli-Venezia Giulia, alla quale hanno partecipato una quindicina di espositori provenienti da diversi angoli della regione, dell’Italia e del mondo.
«L’idea è quella di presentare un commercio diverso per un prodotto che sceglie il benessere dell’ambiente e della comunità, con un’ottima qualità e dei prezzi compatibili, per indirizzare il consumatore verso un consumo critico e responsabile», ha spiegato Paolo Albanese, il coordinatore delle Botteghe Fvg. «Quest’anno i fondi regionali per sostenere il commercio equo e solidale sono stati tagliati e il prossimo anno probabilmente non riusciremo a fare nulla», ha aggiunto amareggiato Albanese. Nel corso della mattinata si sono svolti un laboratorio gratuito sul riciclo e delle letture animate, mentre al pomeriggio si è tenuto lo spettacolo di un gruppo di artisti senegalesi di una compagnia teatrale proveniente dal piccolo centro di Diol Kadd, che hanno messo in scena una versione rivisitata di una popolare manifestazione di strada chiamata “Il Simb Gaindé”. In essa è solitamente un uomo ad assumere per l’appunto le sembianze di un leone che si esibisce al centro di un cerchio di persone, mentre ieri la parte è stata interpretata da Houraye Sow.
L’intento del gruppo non è solo quello di far conoscere le tradizioni del Senegal in Italia, ma anche di sfatare una falsa narrazione dell’Europa nel loro Paese di origine. «Noi rappresentiamo un ponte tra due culture. L’idea è di aiutare i giovani nel nostro Paese a capire praticamente cosa sta succedendo in questo mondo», spiega Moussa Gning della compagnia. «Ci sono tanti africani che stanno prendendo le barche e vogliamo far capire che quello che credono non è la verità», continua Gning: «In Africa pensano che qui la vita sia molto migliore e così partono per migliorare le proprie condizioni di vita, poi arrivano e spesso non riescono a trovare un lavoro e a prendere il permesso di soggiorno».—
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