Investimento da 130 milioni per creare il maxipolo da 26 ettari
il focus
Obiettivo 2049. È questo l’orizzonte temporale che la Docks San Servolo di Francesco Parisi e Vittorio Petrucco si è data quando ha acquistato lo Scalo legnami da affiancare alla Piattaforma logistica. I due imprenditori possono infatti contare su una concessione trentennale che comincerà dopo la conclusione dei lavori sul primo lotto della Piattaforma, che sarà concluso nell’estate 2019. Ben più breve, sette anni soltanto, è invece la concessione ereditata allo Scalo Legnami da General Cargo Terminal: da qui la trattativa in corso con l’Autorità portuale per ottenere un’equiparazione delle due scadenze.
Gli imprenditori nostrani vogliono poter contare su tempistiche identiche per i 26 ettari di superficie che nasceranno dall’unione fra Scalo legnami e Piattaforma, che avrà grande potenziale in una fase di generale crescita di traffici e dopo la creazione della free zone fortemente voluta da Zeno D’Agostino. Se Petrucco è un costruttore, l’esperto di logistica è Parisi, che tuttavia se n’è finora sempre occupato senza detenere asset fisici, come infrastrutture o navi. Ora che lo storico retroterra triestino ha ritrovato unità nell’ambito dell’Unione europea, Parisi ha cambiato strategia e deciso di ampliare le proprie attività, finora limitate alla gestione del Molo VI, dato in concessione fino al 2034 dopo un investimento da 15 milioni per l’ammodernamento della struttura.
Parisi è stato convinto da Petrucco (e dalla graduale saturazione del Molo VI) a partecipare alla gara per la realizzazione della Piattaforma, stimolato anche dalle difficoltà di Capodistria a realizzare il collegamento ferroviario con Divaccia e dal conseguente vantaggio competitivo di cui gode Trieste. L’investimento è da 130 milioni, di cui 100 di provenienza pubblica e 30 frutto del prestito di Iccrea e altre nove Bcc alla Docks San Servolo. I lavori sono cominciati nel febbraio 2016, dopo 15 anni trascorsi ad attendere il finanziamento pubblico: oggi si procede però a pieno ritmo grazie all’impiego di oltre cento operai e ogni settimana 1.200 metri quadrati vengono sottratti al mare (su un totale di 80 mila), grazie a 800 pali da 40 metri piantati nel fondale e al successivo getto di cemento, cui seguirà la copertura definitiva e la realizzazione delle strutture a terra.
Quello in via di realizzazione è solo il primo lotto dell’opera, capace di avanzare di 400 metri rispetto alla riva. Il secondo corrisponderebbe alla zona antistante all’area della Ferriera, ma non verrà probabilmente mai realizzato se si esclude il terrapieno che separa l’area a caldo dalla Piattaforma, già finito non a caso nel mirino della Docks San Servolo.
Il secondo lotto rimarrà probabilmente solo sulla carta, perché superato dalla prossima progettazione del Molo VIII, destinato a diventare la principale infrastruttura della logistica portuale triestina. —
D.D.A.
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