Metz, secondo con rimpianto nel mondiale per sommelier

Allo Sheraton di Londra, il triestino battuto solo da un toscano dopo una serie di test difficili e non solo di degustazione. «Forse mi fermerò qui, dove questo lavoro è più apprezzato»
Di Riccardo Coretti

La vittoria alle prove italiane, con tutta evidenza, non era stata casuale: il triestino Dennis Metz, da poco laureatosi Miglior sommelier d'Italia, ha conquistato il secondo posto al concorso mondiale, ad un soffio dal gradino più alto che ha consacrato un toscano come Miglior sommelier del mondo.

C'è mancato veramente un pelo, l'altra sera a Londra, che la delegazione di Trieste dell'Ais Friuli Venezia Giulia (Associazione italiana sommelier) non raggiungesse il più alto degli obiettivi per questo genere di professione.

Alla selezione finale, davanti ad una giuria composta da giornalisti del settore e guidata da campione del mondo uscente, il romagnolo Luca Gardini, c'erano 22 grandi esperti di degustazioni, ferrati in materia di vino ma anche di servizio, distillati, aperitivi e soprattutto di abbinamenti con il cibo. In finalissima ci sono arrivati in tre: l'aretino Luca Martini (il vincitore), il francese Jonathan Fillon e Dennis Metz, secondi a pari merito. Un altro enorme successo per il triestino, con un carriera nata quasi per caso.

«Sono contento ma un po' di rammarico rimane, perché ci mancava veramente poco per vincere. Eravamo ad un livello abbastanza simile – risponde il vicecampione del mondo alla domanda su come ci si senta dopo questo riconoscimento - e sono state le sfumature a decidere».

Le stesse sfumature, gli stessi sentori che, in 30 minuti, i tre finalisti hanno dovuto riconoscere degustando due vini, una birra e un distillato. La prova pomeridiana, preceduta da un esame scritto svolto in mattinata, comprendeva però anche il servizio di un aperitivo e uno spumante, quest'ultimo da servire dopo averlo “scaraffato”, con una procedura insolita (non sognatevi di farlo a casa col rischio di perdere le amate bollicine), richiesta proprio per mettere in difficoltà i concorrenti. Immancabile poi, a fine prova, il test sulla capacità di abbinamento con il cibo proposto. Il tutto in lingua inglese per consentire alla giuria internazionale di comprendere ciò che si stava dicendo. Uno sforzo sovrumano al quale si può giungere solo dopo anni di studio.

L'appuntamento all'Hotel Park Lane Sheraton di Londra è stato organizzato, parallelamente ad un evento che ha visto la partecipazione di una settantina di produttori vinicoli italiani, dalle associazioni appartenenti alla Worldwide Sommelier Association. A scorrere la lista dei 22 finalisti, si evince con chiarezza che l'Italia continua a giocare un ruolo da protagonista nel panorama internazionale, quantomeno nella genetica dei partecipanti i quali, anche se stranieri, risultava piuttosto difficile nascondere qualche legame con il Belpaese: a cominciare da Carlo Ferrigno (Belgio), Diego Dequigiovanni (Brasile) e Andrea Tonicello (Canada).

Un piazzamento, quello di Dennis Metz, che potrebbe anche fargli cambiare idea sul prossimo incarico, sicuramente di prestigio. «Ora sto studiando e a breve avrò un paio di colloqui in Italia. Ma dopo la prova di Londra ho ricevuto alcune offerte per fermarmi qui perchè c'è più richiesta che in Italia, dove molti grandi ristoranti ritengono di non aver bisogno della figura del sommelier».

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