Nel 1916 la nube di gas avvolse il San Michele
GRADISCA
È l'alba del 29 giugno 1916. Nelle trincee sul monte San Michele, i soldati italiani stanno ancora dormendo in vista dell'ennesima giornata di conflitto. All'improvviso il silenzio del Carso viene squarciato da grida di disperazione: il nemico - la 17.a e 20.a divisione dell'esercito austroungarico - ha utilizzato i gas. Una nebbia densa e giallognola porta con sè la sua missione mortale. Un'arma terribile, mai usata prima, che non lascia scampo, per affrontare la quale i soldati italiani non erano assolutamente preparati. L'impianto per i gas asfissianti era stato realizzato dal Battaglione Specialisti della scuola di Krems lungo l'intera prima linea della 20^ e 17^ divisione Au. All'alba, la nube giallo-verdastra di gas cloro e fosgene, sprigionata da 3.000 bombole disposte da Mainizza a Bosco Cappuccio, spinta da un leggero vento favorevole, investì la prima e seconda linea italiana lungo le falde del Monte San Michele. —
L.M.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








