Profumo: le Fondazioni facciano sistema. Patto fra Torino e Trieste sull’industria 4.0

TRIESTE La finanza non basta più a rilanciare l’economia? Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo, non ha esitazioni a rispondere: «La finanza è uno strumento necessario ma servono competenze per sostenere la crescita del Paese. E qui possono scendere in campo ancora una volta le Fondazioni che sono soggetti privati in grado di tessere una capacità di relazione con il territorio».
Il ruolo di sistema delle Fondazioni sta cambiando?
Le Fondazioni hanno sempre più relazioni fra di loro per condividere percorsi e esperienze. Non mi pare che questo ruolo sia mutato.
Esiste il timore che l’effetto spread indotto dalla manovra da 40 miliardi sfonda-deficit, messa in cantiere dal governo gialloverde, possa incidere sul patrimonio delle banche e quindi anche sull’operatività delle Fondazioni?
Le Fondazioni hanno due stelle fisse: il patrimonio e le risorse per le erogazioni. In una fase di mercato come questa bisogna agire di conseguenza. Il primo obiettivo dovrà essere quindi quello di una sana conservazione del patrimonio piuttosto che cercare maggiori rendimenti. Solo così si potranno garantire risorse da destinare al territorio garantite peraltro da un fondo di stabilizzazione. In questo modo si potrà assicurare un flusso stabile di risorse per la realizzazione delle finalità sociali e istituzionali e fronteggiare una fase di elevata volatilità sui mercati.
Le Fondazioni sono molto impegnate sul fronte no profit e sociale. Pensate di impegnare risorse anche sul fronte infrastrutturale e di sostegno all’economia dei territori?
Le risorse delle Fondazioni sono destinate a finanziare i settori della ricerca, educazione, sanità, politiche sociali e culturali. Ciascuna istituzione segue poi le sue politiche di investimento che possono anche riguardare progetti infrastrutturali. La Compagnia di San Paolo è impegnata da tempo sul fronte della ricerca e dell’innovazione. In particolare per quanto riguarda brevetti, valorizzazione della proprietà intellettuale e sviluppo d’impresa delle scoperte scientifiche. In Italia abbiamo 8.417 startup innovative ma solo il 14% ha depositato un brevetto. Bisogna creare ecosistemi favorevoli alla nascita di nuove imprese.
Torino potrebbe aggiudicarsi la sede di uno dei Centri di competenza del piano industriale 4.0. Sono ipotizzabili forme di collaborazione con il competence center del Nordest e in particolare il mondo della ricerca e della scienza triestino?
Il piano Industria 4.0, varato dal precedente governo ha individuato otto competence center. Ciascuno di questi centri sarà al servizio di tutto il paese. Per fare un esempio il centro piemontese si occupa di manifattura additiva (è il processo di fabbricazione dei materiali con le stampanti 3D, ndr) e nasce per dare un supporto tecnologico a tutte le imprese italiane. Certamente ci potrà essere una collaborazione fra Torino e Trieste sia sulla realizzazione del modello che sulla collaborazione industriale.
Come costruire un sistema di specializzazione fra imprese e università considerato che gli investimenti in ricerca anche a Nordest sono ancora insufficienti?
Il competence center realizzerà progetti ottenuti a livello europeo o nazionale. La Compagnia San Paolo collabora con cinque università ed è pronta a lavorare in sinergia con altre Fondazioni. Le migliori esperienze vanno sempre condivise. Ad esempio la collaborazione avviata a Gorizia con la Fondazione Carigo presieduta da Roberta Demartin è un esempio molto positivo.—
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