«Riportiamo in città il corteo dedicato ai morti di amianto»
Non vuole mettersi in contrapposizione con il Primo maggio indetto a Gradisca d’Isonzo dai confederati sindacali, tradizionale catalizzatore per l’intero territorio isontino. Non a caso è stato indetto alle 13, quando potenzialmente i lavoratori-manifestanti potrebbero anche decidere di lasciare la città della Fortezza, dove peraltro già l’anno scorso lo storico corteo s’è ridotto a un semplice raduno. Sta di fatto che il presidio indetto oggi a Monfalcone - nella simbolica piazzetta dedicata alle vittime dell’amianto, a Panzano, a pochi metri dai cancelli di Fincantieri - ha in serbo tutti gli elementi per tentare di riportare al centro del Primo maggio le contraddizioni più attuali del mondo del lavoro.
Eleggendo proprio la Città dei cantieri a luogo deputato per strillare «la passività e l’acquiescenza delle burocrazie sindacali che sempre più spesso, in tutti i luoghi di lavoro, rivestono il ruolo di appendici subalterne delle direzione aziendali» come riporta il comunicato di presentazione dell’iniziativa. Una giornata insomma «di festa, lotta e integrazione sociale» quella che è stata promossa da Coordinamento Monfalcone Meticcia, sindacati di base antigerarchici e libertari, associazioni, collettivi organizzati e individualità antagoniste. Un presidio unitario organizzato nel deliberato intento di costruire un percorso per «riportare a Monfalcone la manifestazione del Primo Maggio» a distanza di almeno una ventina d’anni da quando il tradizionale corteo venne dirottato a Gradisca.
Fra i promotori Luca Meneghesso del Caffè Esperanto: l’attivista anarchico sottolinea come alcuni cani sciolti afferenti a diverse aree politiche - fra cui anarchici, comunisti, antirazzisti e antifascisti - abbiano sentito l’esigenza di «riportare la giornata di lotta del Primo maggio a Monfalcone, importante centro industriale a livello nazionale ed epicentro epidemiologico delle morti di amianto».
Una necessità che, in un tam-tam corso per lo più col passaparola e fra i social, «ha raccolto l’adesione di Unione sindacale italiana e dell’associazione Integriamoci. Perché – riprende Meneghesso – riteniamo doveroso far emergere una nuova conflittualità nei luoghi di lavoro anche ritrovando quella solidarietà tra sfruttati».
In quest’ottica anche il pensiero di Bhuiyan Sani, bengalese che lavora come libero professionista in un Caf del territorio e che oggi parteciperà al presidio con la sigla dei Cobas: «Monfalcone è una realtà complessa per l’elevato tasso di persone immigrate che lavorano per lo più nella filiera di Fincantieri. Venendo da paesi lontani, spesso senza ancora conoscere la lingua italiana, si trovano a vivere condizioni di sfruttamento senza nemmeno esserne consapevoli. Per questo la giornata di oggi sarà soprattutto un momento per farli rendere consapevoli di quali sono i loro diritti». Fra i promotori anche Alessandro Perrone, già consigliere provinciale Pdci di Monfalcone e rappresentante Usb. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








