Tasse invariate e restyling urbano vere mission nei 10 anni da sindaco

GORIZIA. Di due cose andava orgoglioso. La prima? Di non aver mai aumentato le tasse comunali in due mandati da sindaco. Ed era capace di segnalare alla redazione tutte le statistiche possibili e...
Bumbaca Gorizia 19.09.2012 Rotonda S. Andrea e Romoli - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 19.09.2012 Rotonda S. Andrea e Romoli - Fotografia di Pierluigi Bumbaca

GORIZIA. Di due cose andava orgoglioso. La prima? Di non aver mai aumentato le tasse comunali in due mandati da sindaco. Ed era capace di segnalare alla redazione tutte le statistiche possibili e immaginabili, dal Sole 24 Ore a Italia Oggi, che accertavano quella che considerava una testimonianza palese di «buona amministrazione». Da bravo commercialista, e con una Anna Cisint (non ancora sindaco di Monfalcone ma dirigente alle Finanze) nel motore, era capace di passare giornate intere a fare e rifare calcoli, conti, simulazioni, pur di non introdurre l’Irpef e lasciare inalterate Ici, Imu, Tosap, quant’altro. E ci era sempre riuscito.

L’altro vanto? Di aver trasformato la città, da assessore comunale ai Lavori pubblici. «Oggi Gorizia è più bella e vivibile - disse nell’intervista di commiato da primo cittadino -. Non credo di essere un demiurgo. Semplicemente, da persona normale, ho tentato di far prevalere i fatti sulle chiacchiere. Volevano trasformare Gorizia nella città dei profughi, non ci sono riusciti».

Ma Romoli aveva anche un cruccio. Gigantesco. Non essere riuscito a completare l’impianto di risalita per il Castello. Quell’opera pubblica, che continua ad essere un’incompiuta, era il suo tallone d’Achille, nonostante avesse ereditato la progettazione dalle amministrazioni comunali precedenti. E ricordava i fallimenti che hanno interessato ben due ditte appaltatrici e la vicenda del muro medievale con la conseguenza (mortifera) dello stop imposto dalla Soprintendenza.

Piazza Vittoria, nei suoi dieci anni da sindaco, ha avuto un significato particolare. Perché il suo vero esordio da sindaco è coinciso con la consegna dei lavori alla “Luci costruzioni”. Era il 22 giugno 2007. Era una giornata soleggiata ma quel cantiere, cammin facendo, si trasformò in un incubo con una procedura fallimentare, lavori non effettuati a regola d’arte, travasi di bile.

Il 2008 fu l’anno degli schiamazzi notturni, con l’introduzione della contestatissima ordinanza che Romoli volle applicare, nonostante la levata di scudi degli esercenti. Chiusura di tutti i bar del centro entro le 24. Concessione di un’ora in più di tolleranza per consentire l’uscita dai locali di tutta la clientela. Cessazione della musica entro le 23. Questi, in soldoni, i contenuti del provvedimento che portò anche a più di un esposto al Tar.

Ma è nel campo dei lavori pubblici che Romoli ha lasciato il segno. Qualche detrattore si limiterà a ricordarlo come «il sindaco delle rotatorie». Qualcun altro, invece, preferisce già oggi ricordare la realizzazione del nuovo Ingresso Sud (era il 2009), delle rinnovate piazza Sant’Antonio, via Garibaldi, via Mazzini, via Delle Monache e via Rastello (sempre nel 2009) e i progetti, poi concretizzati, relativi a piazza Municipio e corso Verdi. E chi ne ha più ne metta.

In mezzo, quello che lo stesso Romoli definì «il momento peggiore» della sua amministrazione. «Fu quando mettemmo mano all’organizzazione dei punti cottura delle scuole cittadine. Ritenevo che si potesse razionalizzare il servizio e così facemmo. Però, in quei giorni, la nostra maggioranza traballò», confidò qualche tempo fa, a pochi mesi dalla chiusura della sua esperienza alla guida della città.

Il 2010 e il 2011 furono gli anni in cui l’amministrazione mise mano con maggiore forza all’apparato comunale. Vennero bloccate le assunzioni e i risparmi divennero palpabili anno dopo anno. Una scelta che sollevò le critiche dell’opposizione e gli attacchi a testa bassa dei sindacati «ma il municipio non può essere uno stipendificio», una delle frasi celebri di Romoli, rimaste nella memoria.

Ma il sindaco, nonostante fosse un uomo fieramente “di destra”, lavorò per la collaborazione transfrontaliera. Durante la sua esperienza amministrativa nacque il Gect, il Gruppo europeo di coooperazione territoriale. «Qualcosa, finalmente, di concreto. Basta con brindisi e pacche sulle spalle», era lo slogan della sua amministrazione.

Il 2012 fu l’anno della clamorosa protesta dei benzinai (che purtroppo non porto a nulla) ma fu anche all’insegna della “Pipistrel” che mise la prima pietra del suo stabilimento: prima pietra che, per la verità, rimase a lungo l’unica, considerato che i lavori di realizzazione andarono avanti ad un ritmo esasperantemente lento.

Ma Romoli è stato anche un sindaco “in prima linea” che ha lottato contro l’arrivo in massa dei richiedenti asilo e contro la chiusura del Punto nascita. «È stata una scelta squisitamente politica, null’altro», tuonò a più riprese, mettendo i ferri in acqua per la realizzazione della Casa del parto che resta, a tutt’oggi, soltanto una esercitazione di stile. E non si possono non dimenticare l’impegno e il tempo speso per favorire la realizzazione della A34 (la Gorizia-Villesse) e la 56 bis, attesa da almeno 40 anni. Così come non si può dimenticare la trasformazione di “Gusti di frontiera”, divenuta la più grande manifestazione enogastronomica del Triveneto.

Tante, piccole e grandi cose che gli fecero dire, nei mesi scorsi, che gli sarebbe mancato varcare ogni giorno il portone del municipio. «Alla fine, mi è piaciuto mettermi a disposizione della città. Voglio bene a Gorizia», le sue parole.

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