Terremoti e misteri sotto il mare L’Ogs si svela al grande pubblico



Parlare in modo semplice e chiaro di ambiente e sostenibilità, due temi sempre più al centro del dibattito quotidiano. È stata la “stella polare” dell’incontro pubblico svoltosi ieri sera nell’Auditorium del Museo Revoltella di via Diaz. Una specie di “Open day” fuorisede , nel quale l’Ogs, l’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale, ha voluto raccontare nel modo più immediato possibile ciò che la ricerca fa quotidianamente per la società. Numerose le attività scientifiche che l’ente svolge attraverso le sue quattro sezioni di ricerca – Oceanografia, Geofisica, Centro ricerche sismologiche e Infrastrutture – e grazie a oltre 300 persone tra ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo, tanto da essere giustamente considerato fiore all’occhiello in tutta Italia.

Forte il richiamo da parte del pubblico in particolare per l’ambito sismologico, dovuto principalmente ai recenti episodi sismici occorsi in Carnia. Il direttore del settore Ricerche sismologiche Ogs Stefano Parolai ha così fatto il punto su come l’Ogs, in sintonia con la Protezione civile, stia operando per ridurre al minimo l’impatto “emergenza” in caso di terremoto.

«Per comprendere al meglio la situazione della sismologia regionale abbiamo installato una serie di sensori in prossimità di edifici definiti “sentinelle” con l’obiettivo di ottenere informazioni in diverse zone della Regione al fine di capire nel giro di pochi secondi il grado di danneggiamento degli edifici in casi di episodi sismici. La fase immediatamente successiva allo sciame sismico – ha spiegato Parolai – deve poter essere ottimizzata per fare in modo che l’intervento della Protezione civile sia il più rapido ed efficace possibile, in modo da ridurre al massimo gli effetti causati dal terremoto». Ma si è parlato anche di quello che c’è sotto il mare: «Il nostro obiettivo è quello di analizzare il sottosuolo con tecniche prevalentemente ecografiche – ha spiegato Angelo Camerlenghi – per sapere cosa c’è sotto il mare senza dover aprire il terreno, svolgendo una vera e propria ecografia del “pavimento” del mare, perché, se del territorio in superficie ormai conosciamo tutto, sotto il mare ci sono ancora molte zone sconosciute». Nel corso del dibattito è stata infine preannunciata la nuova nave per esplorazioni geofisiche “Laura Bassi”, rompighiaccio di 80 metri di lunghezza e quattromila tonnellate di stazza: sarà presentata a settembre in città nell’ambito di Trieste Next.—

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