Tomasinsig dopo il trionfo ora fa i conti con le civiche

«Per la nomina della squadra che mi accompagnerà ci sono tanti aspetti da armonizzare. È un percorso che voglio sia il più condiviso possibile con tutta la squadra, perché è fondamentale ripartire con il piede giusto». Il giorno dopo la sua rielezione a sindaco di Gradisca, Linda Tomasinsig si è già rimessa al lavoro. Un lungo lunedì di festa («ma sono rientrata presto, volevo rivedere i miei»), le prime interviste del day after, e soprattutto l’analisi del voto per iniziare a comporre la squadra di governo che la accompagnerà sino al 2024. Dieci i giorni di tempo per la convocazione del primo Consiglio comunale e la nomina degli assessori («ma conto bastino la metà»), tanti i criteri da tener presente: il risultato delle urne, la competenza, gli equilibri interni, il tempo da mettere a disposizione.
Il “Tomasinsig-bis” inizia con almeno tre dati politici rilevanti. Il primo è senz’ombra di dubbio il gradimento espresso non soltanto al sindaco uscente, ma a tre quarti della sua giunta. Alessandro Pagotto (Lavori Pubblici e Urbanistica), Francesca Colombi (Servizi Sociali e Istruzione) ed Enzo Boscarol (vicesindaco, Bilancio e Finanze, Cultura e Turismo) non solo rientrano in blocco in Consiglio, ma lo fanno con i “gradi” di più votati in città. Il podio dei più “preferenziati” all’ombra della Fortezza è infatti interamente occupato dalla passata squadra di Tomasinsig, rispettivamente con 182 (Pagotto), 158 (Colombi) e 111 voti (Boscarol). Il solo David Cernic (Commercio, Sport) saluta, non riuscendo con 25 preferenze a venire eletto. Se questo dato possa significare una conferma in blocco di 3/4 della squadra di governo è sicuramente prematuro, ma il “segnale” ricevuto dal sindaco, che aveva fortemente voluto che tutta la giunta si sottoponesse al giudizio dei gradiscani, non può non essere tenuto da conto. «Sono felicissima per loro, il lavoro di tutti ha pagato» afferma.
E qui entriamo nel secondo punto di rilievo: l’apporto delle due liste civiche Borghi per la Fortezza e Per il Bene Comune alla coalizione composta anche da Pd (6 consiglieri) e Rifondazione (1) alla rielezione di Tomasinsig. Un apporto civico molto più incisivo rispetto a 5 anni or sono, tanto che entrambi gli alleati sono finiti in doppia cifra e hanno espresso due consiglieri comunali a testa: fra loro altri due nomi “pesanti” quali il quarto candidato più votato in città dietro la “corazzata-assessori”, ovvero Stefano Capacchione (già mister preferenze nel 2014 e ancora in tripla cifra), un ex assessore (nel Tommasini-1) come Sergio Bianchin, oltre ai due consiglieri comunali più giovani di questa tornata elettorale, Davide Catano e Riccardo Plez. Facile immaginare che nelle sue scelte, insomma, Tomasinsig dovrà tenere conto anche delle ottime performance dei suoi assessori e delle “gambe civiche”, fondamentali per tenere a distanza Gerometta e il centrodestra. Accontentare tutti non sarà semplice. Il terzo dato di rilievo è la tenuta del Pd, che in città fa registrare 5 punti in più rispetto alla media nazionale alle europee e mantiene anche la palma di primo partito cittadino (con 216 voti in meno rispetto al 2014 ma soprattutto col brivido: Lega a soli 4 voti). —
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