Un cartellone per denunciare il cliente che non paga il conto

Ha destato l’interesse della città la curiosa affissione con la definizione di Infame Un noto professionista ha investito 162 euro per recuperare un credito



Mildred Hayes è una madre che, in preda alla disperazione per la perdita della figlia, decide di affittare tre cartelloni pubblicitari attraverso cui urlare alla comunità locale e allo sceriffo tutto il suo dolore per l’insuccesso delle indagini. È, in sintesi estrema, l’incipit di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, uno dei film drammatici più apprezzati dalla critica negli ultimi anni. Chissà che la fortunata pellicola non abbia ispirato l’autore del manifesto comparso su uno degli spazi riservati alle pubbliche affissioni in via Gregorcic, all’altezza di via Natisone e della zona industriale, e che tanto ha fatto discutere, tanto nella frazione quanto nel resto della città, per il contenuto quantomeno singolare: una riproduzione di 6 metri per 3 di una voce del vocabolario online Treccani, che riporta la definizione del termine “Infame”, condita da una sfilza di significati e dai più svariati usi che la nostra lingua consente di farne.

La provocazione ha destato l’attenzione anche delle forze dell’ordine, con l’interessamento sia della polizia locale che della questura, sul posto per un semplice sopralluogo.

Ma qual è il vero messaggio che si cela dietro al manifesto? E quale l’identità dell’autore, su cui si sono arrovellati, davanti a caffè e calici, i residenti di Sant’Andrea? Come prima cosa, chiariamo che non si è trattato di una affissione abusiva, voce circolata con insistenza in un primo momento. Anzi, l’autore per togliersi lo sfizio ha sborsato 162 euro più spese di stampa alla Novares (ex Aipa), la ditta che dall’estate 2017 è subentrata nella gestione, tra gli altri, del servizio pubbliche affissioni e dell’imposta di pubblicità. Ed è stata proprio l’intestazione della ricevuta a svelare l’autore, di cui rispettiamo la volontà di rimanere nell’anonimato, potendo dire però che si tratta di un noto professionista goriziano. La motivazione del singolare gesto, stando ai dati raccolti, andrebbe ricercata nell’ambito lavorativo. L’intenzione del professionista sembra essere stata quella di indirizzare un preciso messaggio a un cliente che non ha corrisposto quanto dovuto per un suo servizio. Nulla quindi che abbia a che fare con la sfera politica o sentimentale (anche queste piste hanno alimentato fantasiose teorie tra i bar della città), nessun messaggio di critica all’amministrazione comunale e nulla a che vedere con le proteste volte alla tutela dell’ambiente.

Ma alla fine di questa storia rimane un ultimo interrogativo. Dove sta il confine tra ciò che è consentito affiggere e ciò che invece deve essere respinto? «Tutto il materiale che riceviamo viene sottoposto a una verifica dei contenuti – spiegano dallo sportello Novares – e viene fermato nei casi previsti dalla normativa, come ad esempio se riporta ingiurie nei confronti del Presidente della Repubblica, nudi espliciti non artistici, slogan a sfondo razziale, contro le forze dell’ordine o più in generale con immagini scabrose o contrarie alla decenza. In fondo, la base di partenza dev’essere sempre il buonsenso». –



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