I ventimila profughi “dispersi” in Slovenia

Il presidente della Croce rossa di Maribor: "Sono entrati dai campi, ora non sappiamo dove siano". Il dramma dei bimbi soli
Il tendone dove sono sistemate migliaia di cuccette per i profughi
Il tendone dove sono sistemate migliaia di cuccette per i profughi

SENTILJ (SLOVENIA) Fa freddo, alle otto del mattino ci sono zero gradi e la nebbia bassa avvolge il campo profughi di Šentilj. I migranti si muovono come fantasmi in cerca di qualcosa che non trovano. La terra fuma in questo anacronistico inferno dantesco. I poliziotti sbadigliano. Sono stanchi, fanno turni di 12 ore.

Il presidente della Croce rossa di Maribor, Alojz Kovacic si muove attento, si tocca la barba e impartisce ordini. Nel campo ci sono ancora 3.500 persone e altrettante sono attese in giornata dal confine meridionale con la Croazia.

I profughi a Sentilj: video del governo sloveno

«Questi almeno li vede qua - bofonchia Kovacic - ma ce ne sono almeno 20 mila che sono entrati in Slovenia attraverso il cosiddetto “confine verde”, senza passare dunque per i controlli e il rituale dell’identificazione e non sappiamo dove sono. Se cercano di entrare in Austria lì c’è l’esercito che presidia i confini e se li prende li rimanda da noi. Purtroppo ci sono anche passeur in Slovenia che aiutano questo traffico di essere umani».

Oltre alla distribuzione del cibo e dei vestiti, Kovacic è in prima linea per il ricongiungimento familiare. «Ci sono famiglie che aspettano qui anche cinque giorni - spiega - chi il fratello, chi il figlio, chi la madre o il padre». «Noi facciamo rete con la Croce rossa della Croazia e della Serbia per ottenere informazioni utili al ricongiungimento».

Le vittime, come al solito, sono i bambini. «Pensi - racconta Kovacic - che l’altro giorno un padre se ne è andato in Austria “dimenticandosi” qui il figlio, loro hanno una visione diversa della famiglia non come noi». C’è stato anche un caso di una madre che era a Francoforte, mentre il figlio era solo qui a Šentilj. «Poi ci sono gli adulti che al confine tra Croazia e Slovenia afferrano con la forza i bimbi e corrono in testa alla coda per salire sul pullman gridando “baby, baby”. Poi appena saliti li abbandonano a se stessi».

Slovenia, una marea umana in attesa FOTO
Un'immagine scattata in territorio sloveno al confine con l’Austria

Nel caso di minori smarriti vengono allertati anche i servizi sociali della Slovenia. In questo periodo a Maribor, che si trova a 20 chilometri da Šentilj, sono nati dieci bambini ma le madri dopo sei ore dal parto vogliono andarsene. «Sì - annuisce Kovacic - sono come spiritati vogliono solo andare avanti».

Anche per questo sono in pochi che si fanno vedere dall’équipe medica del campo. Hanno paura del ricovero. Lavorano un medico e due infermieri professionali in ciascun turno. Petra Rupic fa parte del servizio di emergenza dell’ospedale di Maribor e presta qui il suo servizio. «Ne visitiamo una cinquantina al giorno - racconta - hanno problemi alle vie respiratorie, sono disidratati e hanno qualche piccolo trauma». E malattie infettive? «Casi di diarrea - risponde la dottoressa - ma non c’è alcun rischio di infezione».

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Migranti al confine tra Slovenia e Austria

Poliziotti, soldati (un centinaio) e operatori umanitari girano con le mascherine tra i migranti e tuti sono forniti di disinfettante gel per le mani. Le volontarie della “Slovenska filantropija” (associazione umanitaria) mettono in ordine il magazzino dove sono stipate le cibarie e i vestiti. Più in là a un banchetto si distribuiscono scarpe, coperte, giacche, camicie e pannolini per i bambini.

Il flusso è regolato dai militari. I migranti attendono pazientemente il loro turno. Un gruppo di addetti alle pulizie indossa una tuta bianca e la mascherina prima di iniziare a scopare nel tendone che ospita la mensa. I tavoli sono messi con ordine, c’è odore stantio di mangiare, ma l’esercito deve ancora servire i pasti caldi.

Attaccati al magazzino della merce ci sono altri quattro capannoni. Sono le tende dormitorio. Dentro una miriade di brandine in un ordinato disordine. I nuclei famigliari si stringono assieme, ma anche i gruppi nazionali. Dentro c’è di tutto. Cartacce a nylon ovunque, vestiti, e un tremendo odore di stantio misto a quello della naftalina dei vestiti appena ricevuti dalla Croce rossa.

Slovenia, oltre 102mila arrivi in 12 giorni
Operatori della Croce Rossa distribuiscono acqua ai rifugiati a Sentilj, in attesa di passare in Austria

I bimbi piangono, i vecchi sono sdraiati con gli occhi fissi al cielo. Qualcuno si sgranchisce le gambe, i più fortunati, che a breve transiteranno in Austria raccolgono le loro robe in improbabili zaini fatti da sacchi di plastica neri. Un gigantesco formicaio dove ci si muove in ogni direzione, apparentemente senza senso, ma tuttavia con un ordine preciso. È il “ballo” del migrante, un non stare mai fermo per paura di non andare avanti.

La stessa paura che fa bivaccare un gruppo di disperati nella “terra di nessuno” tra Slovenia e Austria. I poliziotti sloveni e austriaci li guardano. Sono lì, senza cibo né acqua ma non mollano, vogliono essere i primi ad andare “avanti”.

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