Dimezzate le tessere del contingente Fvg «Imitiamo Bolzano»

Era quasi un riflesso condizionato, sino a ieri. Acquistavi l’auto nuova o usata e, immediatamente, mettevi in moto le pratiche alla Camera di commercio per ottenere la tesserina che ti permette di usufruire del contingente regionale. Lo si faceva perché conveniva e tutti, tranne qualche rarissima eccezione, aveva la card in tasca.
Ora, è cambiato tutto. Prova ne siano i dati forniti ancora una volta da Manuel Rizzi, decisamente “in prima linea” nella battaglia per tenere a galla il settore. «Le tessere attive nel 2007 a Gorizia tra benzina e gasolio erano 24.360. Attualmente - spiega - si sono ridotte 12.191. E va detto anche che, di queste, non si sa quante vengono utilizzate con regolarità». Nel senso che qualche automobilista anche ce l’ha ma non la usa perché ormai è abituato a fare il pieno al di là del confine. Insomma, una sorta di esodo “istituzionalizzato” che è diventato normalissimo.
Altri numeri. Nel 2008 funzionavano in città quindici impianti. Oggi ne sopravvivono undici in cui, nella maggior parte dei casi, lavora solamente il proprietario, senza più alcun dipendente. E questa è un’altra “vittima” della caduta del confine. Dopo gli autotrasportatori (4 aziende su 10 volatilizzate in pochi anni), anche la categoria dei benzinai continua a versare lacrime amare e rischia l’estinzione.
«In questo momento - aggiunge Rizzi - sul comparto carburanti grava un ostacolo di ordine economico: c’è una differenza di tassazione tra Italia e Slovenia a chiaro vantaggio della vicina Repubblica. La legge regionale 14/2010, insomma, non serve a colmare tale differenza». E il goriziano, aggiungiamo noi, non va dove lo porta il cuore, bensì il portafogli.
«In più, tale normativa - conclude -, oltre a non essere competitiva, è discriminante verso alcuni Comuni più vicini al confine come Gradisca d’Isonzo, Farra d’Isonzo, Moraro e Mariano del Friuli, con i colleghi che si ritrovano con un contributo inferiore ad alcune realtà della provincia di Pordenone che si trovano a 60 km di distanza dal confine. Le soluzioni ci sono: basta contattare e prendere da esempio la Provincia autonoma di Bolzano creando una nuova legge regionale solo ed esclusivamente per la fascia confinaria. Negli altri Comuni più lontani dal confine oggi si sta offrendo solo assistenzialismo e si stanno togliendo risorse a quelle località che, realmente, stanno soffrendo da decenni per la crisi». —
Fra.Fa.
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